Osservando le vicende di questi giorni (caso Boffo, critiche alla legge sulla sicurezza, dibattito su testamento biologico e RU486 ecc...), mi chiedo seriamente quale sia la ricaduta pastorale, il contributo alla crescita di coscienza dei cittadini e della comunità di certe battaglie legislative sui temi bioetici e della famiglia in nome dei valori per le quali, alternativamente e di volta in volta, "certa parte e altra parte della" Chiesa-istituzione sembra disposta a sacrificare veramente tutto, anche la propria indipendenza di giudizio, anche la virtù della prudenza e persino, in certi casi, lo stile evangelico.
Riprendendo il celebre libretto di Carll Schmitt (La tirannia dei valori), pare che "certa parte e altra parte della" Chiesa oggi si trovi ad essere "tiranneggiata dai valori".
Basta con questa visione mercantile dell'etica in cui tutto è misurabile e "valorizzabile"!
Mi spiego.
Il valore appunto non è, ma vale. In quanto tali, in realtà, i valori sono semplici attributi del bene, non il bene in se: attributi per di più sempre relativi, cioè relativi a chi esprime il giudizio stesso di valore. In quanto tali, MAI potranno essere terreno di condivisione e di dialogo.
Tuttalpiù i valori saranno terreno di scambio, se non di compromesso.
Per questo e per inciso, lascia sempre un poco interdetti il politico che dichiara di voler creare col suo partito un "sistema di valori condivisi": attribuisce al proprio partito un compito non suo per la costruzione di una sistema inutile ed irrealizzabile.
Con ciò naturalmente non si nega la possibilità del dialogo e della definizione di un orizzonte etico condiviso.
Ciò sarà sempre possibile se si accetta come orizzonte possibile quello della mediazione delle istanze, aldilà delle astrattezze e di sistemi irrealizzabili.
Si nega invece la possibilità di dialogare se "si ragiona per valori astratti".
D'altra parte chi ci sta di fronte ben potrebbe, in astratto e sempre argomentando con la ragione a partire da precise posizioni scelte a priori, porre come non negoziabile un valore diverso dal nostro. Si arriva così ad uno scontro di valori astratti dalla realtà che può sfociare da un lato nel clericalismo e dall'altro nel laicismo. Per questo, "ragionare per valori" diventa deleterio se si vuole creare le condizioni per un'etica condivisa.
“Il valore superiore, scriveva Schmitt, ha il diritto e il dovere di sottomettere a sé il valore inferiore, e il valore in quanto tale annienta giustamente il non-valore in quanto tale. È tutto chiaro e semplice, fondato sulla specificità del valutare. Appunto in ciò consiste la ‘tirannia dei valori’, di cui a poco a poco acquisiamo consapevolezza”
Porre un valore come assoluto è in questa ottica la massima negazione della trascenza di Dio, nostro unico- vero- assoluto bene.
Heidegger scriveva nella Lettera sull' umanismo (1947): «Se si caratterizza qualcosa come valore, ciò che così viene valutato viene privato della sua dignità. Proclamare per soprappiù Dio come "il valore più alto" significa degradare l' essenza di Dio (...) Il pensare per valori, qui come altrove, è la più grande bestemmia che si possa pensare contro l' essere»
Cosa è più importante: l'uomo in carne ed ossa o il valore che esso esprime?
Carl Schmitt, scriveva con rara efficacia: «Ci sono uomini e oggetti, persone e cose: le cose hanno un valore, le persone hanno una dignità»
Forse è un paragone ardito, ma mi chiederei cosa è più importante: l'altro di fronte a me o le astrazione che crediamo di fare dandogli "valore".
La verità è che una Chiesa fedele a se stessa deve essere disposta a "sacrificatre tutto" solo per i poveri e gli ultimi, quelli in carne ed ossa, non per i valori che forse è meglio mettere da parte.
mercoledì 2 settembre 2009
I valori? Mettiamoli da parte.
lunedì 3 agosto 2009
Termovalorizzatore: due lezioni
Così la vicenda del progetto per la realizzazione di un inceneritore di biomasse a San Salvatore Telesino volge all'epilogo: l'ABM, società partecipata dalla provincia di Bergamo che voleva costruire l'inceneritore, agirà contro gli Enti locali (Comune, Provincia Benevento, regione Campania) per il risarcimento del danno subito per circa 4 milioni di euro. Aldilà della fondatezza di una simile richiesta, occorre adesso tirare un poco le fila del discorso per trarne, se possibile, due lezioni: una per la politica l'altra per la "gente" sannita.
A)Non c'è dubbio che l'esito sia stato positivo per il Sannio: le troppe ambiguità rendevano il progetto effettivamente insostenibile per il nostro territorio, come chiarito nelle sedi opportune e competenti (ARPAC, ASL, Regione ecc....). D'altronde un recentissimo studio di Legamnbiente sui 604 comuni italiani dotati di impianti simili, ha chiarito che "proprio la dimensione dell’impianto risulta fondamentale per evitare l’importazione di materia prima affinchè funzioni al meglio da un punto di vista del bilancio energetico e ambientale." Lo stesso PEA (Piano Energetico Ambientale) della provincia di Benevento, dopo una accurata analisi del territorio, aveva previsto un impianto alimentato a biomassa di circa 8 Mw da ubicarsi tra San Bartolomeo in Galdo e San Marco dei Cavoti. Si deve perciò riconoscere la lungimiranza della giunta Nardone che, tra le poche in Italia, aveva voluto dotarsi di uno strumento di pianificazione amministrativa come il PEA. Tuttavia occorre chiedersi perchè in seguito la "politica provinciale" aveva scelto con poca coerenza di ubicare un impianto a biomassa di circa 11 Mw a San Salvatore Telesino, disattendendo nei fatti le indicazioni frutto di un così accurato studio del nostro territorio: una scelta incoerente che lasciava a dir poco perplessi. Queste perplessità costrinsero la scorsa amministrazione provinciale, in una infuocatissima seduta consiliare, a tornare sui suoi passi. Oggi quella linea di sviluppo energetico provinciale lungimirante risulta abbandonata nel limbo delle belle intenzioni, lasciando il PEA come lettera morta.
Di qui la lezione per la politica: una politica lungimirante deve essere anche coerente con se stessa perchè la vera innovazione, in questo caso tecnologica, passa anche per nuovi stili e prassi di far politica.
B) L'opposizione alla costruzione dell'impianto ha visto il fiorire di vari comitati civici sostenuti dall'impegno attivo e motivato di tantissimi privati cittadini. L'azione efficace e convinta dei comitati spontanei ha avuto un ruolo non marginale nella soluzione della vicenda e, tuttavia, non possono trascurarsi due questioni che hanno segnato questa opposizione: una di merito e l'altra di metodo. La prima consiste nel ricorrente argomento usato dai comitati per cui non esisterebbe in assoluto un incenerimento fatto bene: una tesi che si scontra col normale senso comune e che esige esplicitazioni chiare al fine di non diventare slogan che genera inutili fobie. La seconda attiene alla contro-manifestazione del 17 luglio 2009 che, organizzata in sovrapposizione al convegno della Vocem-ABM, aveva l'intento dichiarato di impedire alla società costruttrice dell'impianto di poter portare a conoscenza di un pubblico più vasto i propri argomenti, per di più proprio nell'unica occasione che essa aveva scelto. In effetti, ed è questa una parte della seconda lezione da trarre da questa vicenda, i rischi dei movimenti spontanei sono proprio questi: l'estremizzazione irrazionale delle proprie posizioni e una certa tendenza ad imporre i propri argomenti. Se poi si pensa che i vari comitati nati in provincia contro questa o quell'altra iniziativa (es: discarica Tre Ponti di Montesarchio, Sant'Arcangelo Trimonte, Casalsuni, Eolico ad Airola) non hanno vissuto fino ad oggi un reciproco sostegno e coordinamento, si deve concludere che da questa "vittoria dei comitati civici" non emerge una visione alternativa per uno sviluppo eco-sostenibile del Sannio. Questa visione complessiva e alternativa di sviluppo del territorio, ancora una volta, può essere data solo dalla Politica a cui i cittadini-elettori hanno la responsabilità di chiedere una visione organica dello sviluppo del nostro territorio perseguita con coerenza e lungimiranza.
Di qui la lezione per la "gente del Sannio": non basta organizzarsi per dire no, sia pur argomentati e ben informati, ma occorre un passo ulteriore, cioè un impegno serio e motivato (almeno quanto quello profuso contro questo o quello scempio ambientale) nella/per/con la Politica e nei partiti per produrre una reale azione di cambiamento delle linee di sviluppo del territorio. Altrimenti il rischio è quello di impegnarsi per un interesse semplicemente localistico e non per il bene comune di tutti, restando perennemente sulle barricate senza costruire credibili alternative.
lunedì 13 luglio 2009
Contro le amicizie del "se capita"
Da uno scambio di vedute con un amico ho fatto una riflessione sull'amicizia...ve la offro opportunamente depurata da riferimenti personali.
La reciproca stima tra amici non li esime dai doveri di convivenza e, perchè no, di cortesia.
La concezione della "amicizie del se capita ci incontriamo" è disumanizzante:
le amicizie si scelgono, vanno coltivate, ci vuole cura e attenzione, ci vuole frequentazione e anche quache piccolo sacrificio. Occorre trasformale,rinnovarle di continuo, approfondirle. Sono fatte di esperienze condivise ed anche di esperienze non condivise. Se tutto questo non c'è, inaridiscono e muoiono.
Non bisogna mai darle per scontate.
L'amico vero non lascia mai nulla al "se capita" anche se gli costa un piccolo sacrificio. L'amico vero "sceglie" di coltivare l'amicizia. Le amicizie in effetti hanno parabole altalenanti fatte di innamoramenti ed improvvisi allontanamenti.
Tuttavia c'è una regola d'oro nelle amicizie: quando più sono libere e svilcolate dalla frequentzione assidua, tanto più richiamano ad una responsabilità di impegno e sacrificio reciproco, se vogliono rimanere tali: amicizie vere, sincere e durature.
mercoledì 8 luglio 2009
Cattolici adulti e la legge 40/2004
Oggi segnalo questo pessimo articolo di Andrea Tornielli.
alla prossima
COMMENTO:
"Diciamo la verità: oggi non fa paura papa Ratzinger ma i ratzingeriani!
Quelli che utilizzano e strumentalizzano il suo magistero e la sua indiscutibile autorevolezza dottrinale.
....... quelli che accusano chiunque abbia nella Chiesa un pensiero non allineato di applicare una ermeneutica scorretta della discontinuità che vorrebbe andare oltre i testi del concilio. Oggi c'è una parte della Chiesa che usa queste sottili violenze verbali per accusare gli avversari intra-ecclesia di non essere in comunione con la Chiesa: è una forma molto forte di violenza sulle coscienze!" (http://diegoruggiero.blogspot.com/2009/03/la-lettera-del-papa.html)
Scusate se questa volta faccio una auto-citazione di un mio vecchio post, ma, leggendo il commento di Andrea Tornielli, il vaticanista più in voga del momento, non sono riuscito a trattenermi.
Fare l'esegesi delle parole del Papa per attaccare gli avversari intra-ecclesia, è semplicemente scandaloso! Accusare un figlio di Dio e fratello nel battesimo di non essere in comunione con la Chiesa perchè ha seguito in pubblico la propria coscienza, è una delle violenze più assurde che si possa esercitare sulla coscienza di un credente che si senta pietra viva di quell'edificio spirituale che è la Chiesa di Dio. L'anatema pare oggi uno degli sport preferiti da parte di alcuni!
Nel merito poi la scelta di Prodi di andare a votare nel 2005 era oggettivamente una delle possibili per un cattolico adulto nella fede (nell'accezione paolina predicata dal Papa)!
Infatti fermo restando il rispetto per i principi dottrinali, nel 2005 era opinabile esprimere il proprio no recandosi a meno alle urne, pur dovendo tener in debito conto la posizione dei vescovi per l'astensione.
Gli effetti di quella scelta oggi sono:
1) L'astensione dal voto è sempre moralmente giustificata, anche se solo frutto di pregiudizi superficiali sulla politica;
2) Sulla legge 40 non c'è un dibattito serio e gli animi sono ancora più esacerbati, sia da parte cattolica che da parte laica.
3) Oggi il dibattito sulla procreazione medicalmente assistita travalica i confine delle discussioni competenti e razionali per sconfinare nel fondamentalismo;
3) La Corte Costituzionale oggi è costretta ad intervenire sulla L 40/04, salvo essere a fasi alterne denigrata (ordinanza 396/2006) o esaltata (vedi sentenza 151/2009); in tal modo si strumentalizza l'ultimo organo di vera garanzia rimasto in Italia.
Su tale ultimo punto mi vorrei soffermare. Recentemente è stata pubblicata la motivazione della sentenza 151/2009 che ha eliminato il limite di tre embrioni previsto dalla 40. L'arresto della Suprema Corte ha chiarito che:
"La previsione della creazione di un numero di embrioni non superiore a tre, in assenza di ogni considerazione delle condizioni soggettive della donna che di volta in volta si sottopone alla procedura di procreazione medicalmente assistita, si pone, in definitiva, in contrasto con l'art. 3 Cost., riguardato sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili; nonchè con l'art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna ¨C ed eventualmente, come si ¨¨ visto, del feto ¨C ad esso connesso."
Beh .... una pronuncia del genere, tenuto conto della giurisprudenza costante della Corte, era perfettamente prevedibile già nel 2004 da parte degli operatori di diritto.
L'intervento della Corte è solo uno dei primi colpi a questa legge che per alcuni versi è effettivamente irragionevole. Non c'è dubbio che sicuramente la prossima pronuncia toccherà l'irrevocabilità del consenso della donna. D'altra parte l'aporia della 40/2004, messa ben in evidenza dalla Corte, è proprio quella di essere eccessivamente sbilanciata su un principio di tutela assoluta dell'embrione, pur contemplando la possibilità della fecondazione artificiale che rimane sempre rischiosa; ciò, senza tener conto minimamente del nostro diritto vivente e senza operare equi bilanciamenti degli interessi in una fissità di principi e valori precipua più al campo etico che non a quello del diritto. La lezione che se ne trae quella di sempre: la battaglia per la tutela assoluta dei valori va fatta primariamente formando le coscienze di credenti e non credenti....il diritto e leggi vengono molto ma molto dopo e necessitano di mediazioni competenti. Altrimenti, si arriva agli eccessi di Tornielli e di tanti altri che confondono la liberta di scelta in materie oggettivamente opinabili con il mancato rispetto del magistero morale della Chiesa.
Ecco, basterebbe un minimo di competenza non ideologizzata per riportare il dibattito sulla 40/2004 nei confini di un dibattito razionale come ha fatto la Corte.
Il Papa bacchetta i cattolici alla Prodi
Strumenti utili
Il clamoroso annuncio dell’identificazione dei resti dell’Apostolo delle genti nel sarcofago sotto l’altare della basilica di San Paolo fuori le Mura ha fatto passare in secondo piano, domenica sera, un altro importante passaggio dell’omelia di Benedetto XVI. Parole nelle quali si può leggere un messaggio diretto in particolare a quei politici cattolici che per rivendicare l’autonomia delle loro scelte in materie eticamente sensibili, anche quando sono in gioco i cosiddetti valori «non negoziabili», si appellano alla loro «fede adulta». Un’espressione simile, come si ricorderà, fu utilizzata nel 2005 da Romano Prodi, il quale, per motivare la sua decisione di votare al referendum sulla fecondazione artificiale in dissenso con l’invito all’astensione lanciato dai vescovi italiani, disse di farlo da «cattolico adulto».
Il Papa ha ricordato come Paolo, nella lettera agli Efesini, abbia spiegato che «non possiamo più rimanere fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina». L’apostolo «desidera che i cristiani abbiano una fede responsabile, una fede adulta». Ma, ha aggiunto Benedetto XVI, «la parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede fai da te, quindi. E lo si presenta – ha detto ancora Ratzinger – come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa». In realtà, ha spiegato il Papa, «non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo schema del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una fede adulta. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo».
Questa la conclusione del Pontefice: «Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda». I riferimenti alla difesa della vita (contro le legislazioni abortiste) e del matrimonio tra uomo e donna (contro l’equiparazione delle nozze gay) suonano come un richiamo preciso per quei politici cattolici del Pd i quali, proprio su queste materie, si sono dichiarati possibilisti se non attivi sostenitori di progetti di legge, come nel caso dei «Dico».
Tutti hanno notato e fatto notare il sostanziale «silenzio» del Vaticano in queste settimane di polemiche che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le sue frequentazioni. Ha parlato, con equilibrio, il quotidiano cattolico Avvenire; ha parlato, con molto più clamore, Famiglia Cristiana; sono intervenuti alcuni vescovi chiedendo al premier di chiarire la sua posizione. Ma le vicende legate prima al caso Noemi e poi all’inchiesta barese non hanno avuto alcuno spazio sui media direttamente collegati con la Santa Sede. E quando il Papa ha parlato, analizzando la teologia di San Paolo, ha voluto, invece, criticare proprio l’autonomia invocata in nome della «fede adulta» da parte di alcuni politici cattolici del centrosinistra in materia di «valori non negoziabili». Quei valori la cui difesa, secondo la Chiesa, appare sempre più il fattore decisivo in base al quale valutare l’operato di un politico, al di là dei suoi comportamenti privati, per quanto imbarazzanti. Questo il messaggio che si ricava dai silenzi vaticani e dalle parole, inequivocabili, del Pontefice.
Testo del discorso del Papa
Nel quarto capitolo della lettera agli Efesini l’apostolo Paolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, un’umanità matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “responsabile”, una “fede adulta”.
La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo.
È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo.
Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo.
La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.
Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr. Efesini 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo.
Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri
sabato 20 giugno 2009
REFERENDUM: due no e un si
Bene! Domani si vota per i referendum!
Non mi sento di condannare chi non si recherà al seggio: anche il non voto è un modo di esprime la propria volontà politica, anche se, l'esercizio del voto resta un dovere civico imposto ai cittadini dalla Costituzione.
Personalmente ho deciso nel lontano 1994, quando votai per la prima volta alle politiche, che mai avrei disatteso a questo dovere che la costituzione mi assegna:per me ogni timbro apposto sulla tesera elettorale in occasione delle elezioni è un attestato del bene che provo per il mio Paese.
Spero tuttavia che tutti coloro che non si recheranno alle urne abbiano coscienza dell'alta posta in gioco e non deicidano con superficialità!
Il voto non deve mai essere superficiale.
Comunque vado al sodo!
Questa tornata elettorale tocca la legge elettorale attuale, il famigerato "Porcellum" ovvero la "legge porcata" ideata da Calderoli.
Attualmente la legge è congegnata su tre regole principali:
1) la lista o la coalizione di liste che prende più voti (per la Camera a livello nazionale - per il Senato a livello regionale) prende il 55% dei parlamentari;
2) è possibile candidarsi in più circoscrizioni, salvo poi scegliere dove farsi eleggere.
3) il voto si esprime su liste bloccate e senza preferenze per cui l'elezione viene detrminata dal posto che si ha nella lista;
Grazie a queste regole oggi il parlamento italiano è un parlamento di nominati e non di eletti.
In sostanza ci troviamo oggi di fronte a quell'apoteosi della partitocrazia senza partiti, del "partito presonale" che Mauro Calise tratteggiava nell'omonimo saggio del 2000.
Proprio come indicava il consigliere politico di Bassolino, oggi i partiti sono diventati comitati elettorali di promozione del leader (si pensi al modello Berlusconi o alla scopiazzatura fallita di Veltroni). Per questo nei partiti oggi si fa carriera grazie al grado di fedeltà al leader e, se poi si è anche intelligenti, è meglio!
Non esistono più quelle leaderschip collettive che caratterizzavano i partiti 15/20 anni fa e oltre.
Oggi i partiti sono diventati dei gusci vuoti in cui conta più la detenzione di poteri nelle amministrazioni locali e centrali dello Stato e degli Enti Locali che non la cultura e l'analisi politica: è quella che Calise chiama "statalizzazione del partito".
Paradossalmente per anni questa realtà è stata nascosta sotto la retorica del maggioritario: la panacea, meta della lunga transizione verso "l'isola che non c'è" del bipartitismo perfetto italian style. E' sotto gli occhi di tutti che tutte le analisi di questi ultimi 20 anni hanno in maniera ossessiva e acritica indicato la causa della lunga transizione italiana nel fatto che Montecitorio non è diventato Westmister. Così si è sorvolato sulla profonda trasformazione personalistica che i partiti (tutti...anche AN....anche FI...anche rifondazine...anche l'UDC....anche i ds...anche la margherita) stavano subendo.
I referendum e il loro comitato promotore sono figli proprio di questa logica perversa e ci indicano un falso idolo (il bipartitismo perfetto) che oggi occorre abbattere e non esaltare, anche perchè la instabilità politica non è direttamente proporzionale alla frammentazione pertitica
Se questa è la premessa, ora occorre esaminare i referendum per coglierne possibili implicanze.
I primi due referendum si propongono di cambiare la prima delle regole descritte attribuendo il premio di maggioranza solo alla lista più votata e non alla coalizione. In sostanza si cerca di portare Westmister a Roma. Proviamo ad immaginare gli scenari futuri: sicuramente (pdl e pd), per essere competitivi, promuoveranno listoni raccogliere quanti pù voti possibile. In definitiva l'elettore sarebbe anche espropriato della possibilità di scegliere tra i partiti e determnare liberamente i rapporti di forza nelle coalizioni che sarebbero frutto non della competizione elettorale ma delle trattative segrete e dei sondaggi. Ci sarebbe una gara per i posti sicuri ed in sostanza un deficit di rappresentatività delle forze che non si sono misurate con gli elettori. Si pensi per fare un esempio alla fina che sta facendo AN nel PDL.
Bene per i primi due propongo di votare NO.
Il terzo referendum invece elimina la seconda regola descritta del poecellum che è uno dei tratti più odiosi dell'attuale legge: il fatto che poche porsone possano determinare gli eletti condidandosi in più circoscrizioni. Con tale sistema oggi i parlamentari vengono letteralmente nominati dai pluricapilista scelti dal partito.
Per questo referendum propongo di votare SI
Purtroppo per la terza regola, quella che sta uccidendo definitivamente i partiti e la democrazia italiana, occorre sperare in cambiamenti e triangolazioni politiche che permettano di reintrodurre il voto di preferenza. Mi dispiace che il PD non sposi questa battaglia che porta avanti, e ne va dato atto, solo l'UDC.
sabato 6 giugno 2009
COME VOTERO' ALLE EUROPEE
io andrò a votare alle europee e voterò PD per alcuni motivi:
1) mi ha convinto la campagna di Franceschini (sul quale al momento dell'elezione a segretario ero molto scettico se non contrariato, ritenendolo soladale della segreteria fallimentare di Veltroni) sempre mirata sulle cose concrete e sulle scelte di valori contrapposte adil modello culturale, trasmesso alle giovani generazini anche dal berlusconismo, che vede nel successo personale, nell'uomo che si fa da solo il solo metro del successo e della realizzazione personale;
2) sono stanco di tanti che pensano che opporsi a Berlusconi, anche sul piano dei valori, sia semplice anti-berlusconismo privo di idee contenuti ed alternative;
3) astenersi oggi significa non sostenere in un partito in cui credo, il PD;
4) in Europa, dove si fa il 70% delle leggi italiane (Berlusconi dixit) c'è bisogno di persone preparate;
5) oggi l'europeismo che ha caratterizzato per tanti anni la politica italiana trova i suoi eredi più convinti proprio nel PD;
VOTERO' PD
e darò le mie preferenze a:
COSIMO DURANTE, assessore alle politiche sociali della provincia di Lecce, esponente della componente dei cristiano sociali nel PD per la circoscrizione SUD. L'ho conosciuto a Napoli ad un incontro elettorale. E' una persona preparata e appassionata a quello che fa. Attenta ai valori della solidarietà. Ha fatto tantissime cose e progetti nel suo incarico amministrativo. Crede in quello che fa.
GIANNI PITTELLA, ha esperienza da più di una legislatura è copogruppo al parlamento europeo per i DS. E' preparato, sempre presente ai lavori del parlamento. E' giovane. Ha un blog che seguo spesso. E un calabrese. Sa cosa è l'Europa.
Se avete deciso di andare a votare,
se ci avete pensato bene e avete deciso di votare PD,
vi propongo queste due preferenze.
venerdì 29 maggio 2009
Le ovvietà di Beppe

Propongo qui l'articolo più intelligente e chiaro che ho trovato sulla rete per il caso Noemi/Berlusconi. Aldilà della politica urlata sono queste le quattro ovvietà che più lasciano perplessi in una vicenda quanto mai contorta.
PS: secondo me la domanda di Franceschini (fareste educare i vostri figli da quest'uomo?) era ed è più che legittima, intelligente ed....ovvia. Ognuno si dia la risposta che vuole.
Una cara amica mi posta questo commento con relativa immagine: TROPPO DIVERTENTE!!!
"di buon mattino ho letto l'art. di severgnini e anche a me è parso il + centrato che mia sia capitato di leggere..quanto all'ovvietà di franceschini quella rimane a mio parere domanda non legittima, oltre che una caduta di stile che mi costringe ad allinearmi alla vignetta di marassi del mattino di ieri che ti allego!
cari saluti"
PS2:Aspetto questa volta il commento di Nicola
Noemi, quattro cose ovvie
Beppe Severgnini,
Un pesce rosso convinto d'essere un cardinale, gli economisti che ammettono di non averci capito niente, la politica fuori dalla nomine Rai, José Mourinho che lavora gratis. Sono molte le notizie surreali che avrebbero potuto colorare questa torrida primavera, ma è toccato a una ragazzina e ai suoi bizzarri rapporti col presidente del Consiglio.
Bizzari: ecco la parola. Potete essere di destra o di sinistra, atei e cattolici, giovani o meno giovani, ma sarete d'accordo: se uno sceneggiatore avesse scritto un film con quella trama, gli avrebbero detto "Ragazzo, hai bevuto?". Invece è accaduto. Noemi, le feste, il papi, i genitori, le smentite, i fidanzati che compaiono e scompaiono. I marziani guardano giù dicendo: "E quelli strani saremmo noi?".
Quattro punti ovvii, per ridurre i litigi e provare a ragionare. Il primo: la frequentazione tra un settantenne e una diciassettenne - al di là del ruolo di lui - è insolita. La famiglia Letizia non sembra stupita, decine di milioni d'italiani sì. Una spiegazione plausibile ancora non l'hanno avuta. Se tanti lavorano di fantasia, a Palazzo Chigi non possono stupirsi.
Ovvietà numero due. Alcune affermazioni del protagonista sono state smentite. "L'ho sempre vista coi genitori": poi Noemi - ma cosa s'è fatta? era così carina! - salta fuori alla festa del Milan, sbuca al galà della moda, compare in Sardegna. Per cose del genere, nelle altre democrazie, i potenti saltano come tappi di spumante. Noi siamo più elastici - succubi, rassegnati, distratti, disinformati: scegliete voi l'aggettivo - ma un leader politico, perfino qui, dev'essere credibile.
Ovvietà numero tre. Le abitudini e le frequentazioni di Silvio B. riguardano solo Veronica L. (che peraltro s'è già espressa con vigore sul tema)? Be', fino a un certo punto. Il Presidente del Consiglio guida una coalizione di governo che organizza il Family Day, mica il Toga Party o il concorso Miss Maglietta Bagnata. Michele Brambilla - vicedirettore del "Giornale", bravo collega e uomo perbene - spiega che, per il mondo cattolico, contano le azioni politiche, non i comportamenti coerenti. Io dico: mah!
Ovvietà numero quattro. L'opposizione, in tutte le democrazie, cerca i punti deboli dell'avversario, soprattutto alla vigilia delle elezioni. Dov'è lo scandalo, qual è la novità? Se Piersilvio s'indigna, non ha idea di cosa avrebbe passato suo padre in America, in Germania o in Gran Bretagna (dov'è inconcepibile che i capi di governo possiedano televisioni). Non solo in questi giorni: negli ultimi quindici anni.
Bene: quattro cose ovvie, in attesa di sviluppi. Intanto s'è insediato quietamente il governo Letta. Qualcuno che coordini ci vuole. C'è da lavorare, e il Capo è altrove.
Dal Corriere della Sera del 28 maggio 2009