mercoledì 5 maggio 2010

OGNUNO PER SE



Ognuno per se: questa è la sgradevole sensazione che lascia la diatriba sui presidi ospedalieri di Cerreto Sannita e Sant'Agata dei Goti.
Veramente triste!
All'ombra della giusta battaglia per un diritto che a tutti deve sempre e comunque essere garantito, quello alla salute, lo spettacolo non è dai migliori.
Ognuno, come direbbe il caro Guccini, è "chiuso dentro ai sui egoismi vestiti di sofismi", senza che possa aspirarsi ad un discorso che ambisca ad unire le comunità territoriali telesine e caudine.
L'interesse particolare dei territori prevale su ogni tentativo di intavolare un discorso razionale sull'utilizzo delle risorse pubbliche in Campania.

L'altalena degli annunci è diventata quasi infernale.
Nel giro di pochi mesi a ridosso delle scorse elezioni regionali si sono rincorse decisioni contrastanti fino alla pilatesca conclusione di aprire subito il "Sant'Alfonso" di Sant'Agata lasciando aperto anche il "Maria S.S. Delle Grazie" di Cerreto, negando con una sola decisione tutti i discorsi sul deficit della sanità campana.
Non cè stato nessuno che si sia chiesto se era possibile o fattibile una simile decisione, nessuno che abbia sollevato la parvenza di un dubbio, nessuno che si sia assunto la responsabilità di mettere in guardia i cittadini: tutte le autorità, tutti gli amministratori e tutti i politici hanno semplicemente espresso soddisfazione per la soluzione "definitiva" (!?) della vicenda.
Perchè? Forse per quieto vivere, forse per indifferenza, forse per stupido interesse elettorale, forse perchè è bello pensare di avere la botte piena e la moglie ubriaca: tanti perchè che rivelano solo l'allarmante crisi politico-sociale delle nostre comunità territoriali estremamente frammentate.

Il diritto alla salute è di ciascuno ma è anche interesse della collettività, recita la costituzione: ciò significa che qualsiasi discorso sulla sua tutela individuale non può assolutamente prescindere dall'interesse della collettività, della comunità!
L'interesse della comunità è tuttavia reppresentato ed elaborato a vari livelli decisionali, secondo un principio di sussidiarietà.
Ciò significa, per il caso della spesa sanitaria, che il livello decisionale non risiede a livello comunale bensì regionale.
Vi sono pertanto precise responsabilità istituzionali di prendere decisioni e altrettanti precisi doveri istituzionali di conformarvisi.

C'è una logica perversa in questo continuo ed incessante perseguimento dell'interesse della singola comunità: una logica che non aiuta la crescità solidale di un piccolo territorio, quello caudino-telesino, che ben potrebbe candidarsi al ruolo di motore economico-culturale della provincia di Benevento.
Ad esempio, cosa costerebbe ai nostri amati amministratori della valle caudina e telesina, invece di paventare dimissioni o fomentare proteste, coordinarsi per chiedere alla Regione Campania in cambio di una diminuzione dei presidi ospedalieri territoriali che oggi appare inevitabile (!?), un aumento sul territorio dei presidi di guardia medica e del 118 ed un aumento degli stanziamenti per la spesa sociale, visto che gli ambiti B2 e B3 sono tra i meno finanziati a livello regionale con la legge 328/2000?

La tutela della salute, come diritto individuale e interesse della collettività, passa anche attraverso standard di qualità della vita ben più accettabili rispetto ad oggi!

Se poi, per allargare il discorso, si pensa che i vari comitati nati nel comprensorio caudino-telesino contro o a favore di questa o quell'altra iniziativa (Ospedale Cerreto, Ospedale Sant'Agata, Termovalorizzatrore di San Salvatore, discarica Tre Ponti di Montesarchio, Eolico ad Airola) non hanno vissuto fino ad oggi un reciproco sostegno e coordinamento, si deve concludere che queste battaglie non offono affatto una visione alternativa per uno sviluppo del Sannio. Questa visione complessiva e alternativa di sviluppo del territorio, ancora una volta, può essere data solo dalla Politica a cui i cittadini-elettori hanno la responsabilità di chiedere una visione organica dello sviluppo del nostro territorio perseguita con coerenza e lungimiranza.

Di qui la lezione per la "gente del Sannio": non basta organizzarsi per dire dei no o dei si, sia pur argomentati e ben informati, ma occorre un passo ulteriore, cioè un impegno serio e motivato (almeno quanto quello profuso contro questo o quel problema) nella/per/con la Politica e nei partiti per produrre una reale azione di cambiamento delle linee di sviluppo del territorio. Altrimenti il rischio è quello di impegnarsi per un interesse semplicemente localistico e non per il bene comune di tutti, restando perennemente sulle barricate senza costruire credibili alternative.

venerdì 5 febbraio 2010

Il ricambio della clase dirigente PD: perchè non De Luca.




Facciamo un punto sul PD campano.
Dal 1993 ad oggi l'esperienza di Bassolino ha segnato la vita politica del centro-sinistra campano:
oggi con la nascita del PD è una esperienza che nel bene e nel male risulta ancora decisiva.

E' sotto gli occhi di tutti che dopo Bassolino si è aperto un grande vuoto!

Un vuoto che sta cercando di riempire De Luca!

Tuttavia da questa vicenda dovrebbe emergere chiaramente la vera e grande, grandissima questione politica che dovrebbe scuotere il PD campano:
quella della classe dirigente creata dal bassolinismo fino ad oggi.

I 15 anni della grande esperienza di Bassolino ci hanno oggi regalato una classe dirigente di ex-figcini cinquantennni che, cresciuti a pane e partito, hanno preso in mano le leve dell'amministrazione regionale e provinciale, appiattendosi sul ruolo amministrativo a scapito del partito che si è sempre più ridotto, fino quasi ad evaporare.

In questi 15 anni il bassolinismo ha risucchiato nell'amministrazione regionale il meglio della classe dirigente del proprio partito: persone anche serie, preparate, meritevoli che purtroppo oggi hanno perso contatto con il territorio. Non più appassionati piccoli leader, ma freddi burocrati a caccia di consensi clientelari.

Il risultato è stato di svuotare il partito degli elementi migliori e più appassionati, appiattendolo sull'amministrazione del territorio.
Il partito ha smesso di essere camera di compensazione tra le istanze del territorio e la politica.
Il politico puro è diventato amministratore tout court, senza quella visione d'insieme e sensibilità che solo la politica ragionata e discussa nel partito può dare, anche perchè un partito non serve solo ad organizzare il consenso ma anche ad elaborarlo e a scegliere in un noi collettivo e condiviso.


L'esito del Bassolinismo è stata in fin dei conti la creazione di un partito personale e privo di idee, una perfetta macchina di creazione del consenso priva di passione ideale. Non di idee quelle ce ne sono ...eccome!
Alcune hanno anche avuto il merito di innovare radicalmente la macchina amministrativa regionale

Negli anni tutto questo si è tradotto in un progressivo restringimento delle prospettive politiche.

All'esito di questa politica ricca di idee ma priva di passioni ideali, sembra normale pensare aridamente che la chiave della svolta per il meridione, la chiave del cambiamento stia nel tecnicismo di POR, FESR, PASER ecc., dove a i più il messaggio arriva più o meno così: basta trovare il consulente che ti mette a posto le carte, il funzionario che chiude un occhio o forse due ed il politico che ti garantisce, e stai a posto.

Non ci sono idee alte,
prospettive per cui battersi,
tensioni morali a cui tendere,
passioni da coltivare.
Non c'è in definitiva più l'azione del partito (cioè di un noi colletivo) nella società.
C'è solo il partito del leader che è appoggiato nella misura in cui mi garantisce il necessario per la mia rete di consenso.
Di qui anche i tanti piccoli e grandi "tradimenti" di questo o quel politicante!

Per questo alla fine i più meritevoli staccati da quell'humus fertile che era il partito (il noi collettivo) e legati semplicemnete al leader, oggi sono diventati i meno meritevoli.
Le persone più appassionate sono state marginalizzate e non si è pensato con saggezza di integrarle in un partito vivo.
Questo è il lascito del bassolinismo al PD campano.
Non è stato creato un ricambio di classe dirigente del partito.
Discorso diverso andrà fatto per l'eradità che Bassolino lascia alla Campnia


A questo punto occorre chiedersi chi sia De Luca: un vecchio comunista che ha cavalcato l'onda dei sindaci come Bassolino, un buon amministratore che ha utilizzato a Salerno in sedicesimo lo stesso modus operandi bassoliniano.

Chiediamoci qual è lo stato del PD salernitano. E' una eccezione? o è una fotocopia del resto del partito campano?

Isaia Sales osserva che il 60 % del partito salenitano è composto da membri di partecipate ecc...persone legate al leader.
Una macchina del consenso oliata, quindi!
Che differenza c'è con Bassolino, quale discontinuità!!???

Alcuni anni fa De Mita, pronunciando un bel discorso sul ricambio della classe dirigente e sul rapporto tra giovani/vecchie generazioni, spiegava che il ricambio avviene per addizione e mai per sostituzione.

Qui invece assistiamo ad un ricambio, quello voluto da De Luca, che avviene appunto per mera sostituzione e, per giunta, con la prepotenza di chi si candiderebbe anche in presenza di un candidato unitario PD.

Ancora una volta il il partito-noi-collettivo è marginalizzato

Oggi il vero problema del PD campano non è quale leader scegliere, ma capire che occorre riannodare i fili di quel noi collettivo che è il partito nella società.

La scelta di De luca non va affatto in questa direzione.

sabato 23 gennaio 2010

Eolico, occupazione: nessun collegamento.




Seduta molto discussa all'ultimo consiglio comunale di Airola.
Tra i vari punti all'ordine del giorno in particolare è stato affrontato il progetto di costruzione di una fattoria eolica in località Monte Tairano, Monte Pietrapiana, Monte Saucolo, Monte Erta, Monte Cioppola, dei comuni di Airola, Moiano, San’,Agata dè Goti ed Arienzo, già committente Benfil s.r.l. ora Wind Electricity s.r.l

Come si ricorderà la questione della fattoria eolica di monte Tairano era stata al centro di un vivacissimo consiglio comunale aperto del 16 ottobre 2008, allorquando sembrava che la questione della fattoria eolica da 63 Mw progettata dalla Benfil fosse uno degli sbocchi dello stato di crisi occupazionale del comparto tessile industriale di Airola.

In effetti in quella sede emersero due notizie: da un lato che il progetto non aveva una ricaduta diretta ed immediata sulla situazione occupazionale del comparto tessile e dall'altro che la giunta comunale, con delibera di giunta n° 196/08 del 19.09.08, aveva in precedenza autorizzato l'istallazione di una stazione anemometrica in loco atta alla misurazione della forza del vento in vista degli studi di fattibilità del progetto.

In tale sede si chiarì inoltre che l'unico beneficio per la comunità locale sarebbe stato la sensibile diminuzione dei costi sostenuti dalla Benfil per la produzione che avrebbe in futuro permesso all'azienda di continuare a produrre ad Airola.

Tuttavia in questi giorni la Benfil ha comunicato la volontà di cedere alla Windy Electricity srl. il progetto della fattoria eolica sui monti di Airola.

Da informazioni reperite presso il registro delle imprese abbiamo appurato che la detta società è di fatto controllata dai medesimi assetti proprietari della Benfil,: il sig. Annunziata Giuseppe, titolare di svariate attività immobiliari ( SB IMMOBILIARE s.p.a. costituita il 01.03.2007, la TEXAN srl con sede a San Giuseppe Vesuviano cancellata il 30.01.2009)e manifatture tessili in Bergamo (BENFIL srl, TESSIVAL SUD srl, TESSIVAL srl, MANIFATTURA SATTA E BOTTELLI spa ).

Amministratore unico della Windy, il cui capitale risulta veramente esiguo (10.000 euro) per un progetto del genere, risulta il sig. Setteducati Salvatore, attuale procuratore speciale della Benfil e della Tessival sud, nonchè amministratore unico della GLOBAL SYSTEM SECURITY SOCIETA' COOPERATIVA che si occupa di servizi di investigazione privata e liquidatore della GENERAL ELECTRICAL SECURITY scarl in liquidazione dal 10.12.2007 che si occupava di produzione, trasporto commercio di energia elettrica.

La Windy Electricity srl risulta essere iscritta ed attivata presso la Camera si Commercio di Benevento a partire dal 16.07.2009, mentre la sua costituzione risale al 22.02.2005 essendo tuttavia nel frattempo rimasta inattiva.

Il suo attuale amministratore, sig. Setteducati, risulta nominato a partire dal 01.09.2008: data antecedente al consiglio comunale aperto dell’ottobre 2008 nel quale si ipotizzavano possibili e future ricadute occupazionale dell’investimento, nonchè alla delibera della giunta airolana n 196/2008 del 19.09.2008 con la quale veniva autorizzata l’istallazione della stazione anemometrica.

Non c’è che dire: una vicenda che parte proprio da lontano…dal 2005, quando da poco era partita la produzione della TESSIVAL SUD ad Airola!

Per la verità, ciò che emerge da tali informazioni sembrerebbe proprio la ferma volontà di investire ad Airola a puro ed esclusivo vantaggio della proprietà, non essendo la Windy ricollegabile in alcun modo alla produzione tessile né tanto meno essendo una società controllata da Benfil.

Allo stato il progetto della fattoria eolica di Airola risulta semplicemente depositato presso le competenti strutture regionali in quanto soggetto al procedimento di autorizzazione unica ex art. 12 L 287/2003.
Risulta inoltre ancora in attesa di Valutazione d’Impatto Ambientale ed in particolare di nulla osta idrogeologico in quanto i terreni individuati risultano sottoposti a vincolo idrogeologico da parte dell’Autorità di Bacino del Liri-Garigliano. I tempi si preannunciano lunghi e complessi.

Preso atto della situazione, nell’ultimo consiglio comunale del 20 gennaio 2010 all’unanimità è stata votata una risoluzione in cui l'Amministrazione tutta si è detta assolutamente contraria al progetto della Windy in quanto non porta alcun beneficio alla collettività, riservandosi comunque la possibilità di sottoporre al preventivo esame del Consiglio stesso (ed eventualmente al giudizio dei cittadini con un referendum) progetti di fonti energetiche alternative che possano risultare convenienti.

Soddisfazione è stata espressa da tutti i consiglieri comunale del parlamentino airolano con la sola eccezione del consigliere UDC Grasso i quale ha sottolineato come a questo punto si renda necessaria la revoca dell’autorizzazione concessa per l’istallazione della stazione anemometrica sul monte Tairano.

Chi vivrà vedrà! Ci saranno sicuramente ulteriori sviluppi.
Resta comunque l’amaro in bocca per una situazione in cui i circa 400 operai cassaintegrati del gruppo TESSIVAL/BENFIL rischiano la messa in mobilità, mentre la proprietà del gruppo cerca di concretizzare un progetto irrealizzabile a prorio esclusivo utile, senza apportare alcun beneficio concreto al territorio caudino.



mercoledì 9 dicembre 2009

Purità d'intenzione




Cari amici di pecora nera,
Stasera rileggevo "Riflessioni devote" di Sant'Alfonso Maria de Liguori e mi è ricapitato sotto mano questo bel passo del nostro santo.

Mi è sempre piaciuto per la semplice profondità del messaggio e....l'ho scannerizzato e ve lo regalo. Altro che sterile devozionismo!!!
Chissà che a qualcuno di voi possa servire come è servito a me !?

a presto




PURITÀ D'INTENZIONE
La purità d'intenzione consiste nel fare ogni cosa solo per piacere a Dio. Dice Gesù che un'azione è buona o cattiva davanti a Dio a seconda dell'intenzione con cui si compie: Se il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso (Matteo 6, 22-23). L'occhio «chiaro» significa l'intenzione pura di piacere a Dio; l'occhio «tenebroso» significa l'intenzione non retta, quando si agisce per vanità o per compiacere noi stessi.
Esiste un'azione più bella del dare la vita per la fede? Eppure dice san Paolo che se uno muore per un fine diverso dall'amore per Dio, il suo martirio non gli giova nulla (cfr. 1 Corinzi 13, 3). Ora, se perfino il martirio non vale niente quando non si soffre per il Signore, che valore avranno tutte le prediche, tutti i libri scritti o studiati, tutte le fatiche degli operai del Vangelo, comprese le penitenze più aspre, se vengono fatte per avere le lodi degli uomini o soltanto perché ci piacciono? Il profeta Aggeo dice che anche le azioni di per sé buone, se non sono compiute per il Signore, sono come delle monete messe «in un sacchetto forato» (Aggeo 1, 6); vale a dire che esse si perdono, e non rimane nulla. Al contrario ogni azione
compiuta per piacere a Dio, benché di scarso valore in se stessa, vale assai più di molte opere fatte per uno scopo non valido. San Marco riferisce che una povera vedova mise nella cassa delle elemosine del tempio soltanto «due spiccioli». Eppure il Salvatore disse di lei: Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri (Marco 12,41 ) Commentando questo passo, san Cipriano scrive che essa mise più di tutti perché diede quelle due piccole monete solo per amore di Dio'.
Il segno più chiaro che una persona agisce con retta intenzione è questo: quando la sua azione non ottiene l'effetto desiderato, essa non si altera minimamente. Un altro segno positivo è quando essa; dopo aver fatto una cosa, rimane serena e contenta nonostante le critiche o l'ingratitudine degli altri. E quando essa viene lodata per quello che ha fatto o sta facendo, non si esalta e non cede alla vanagloria, alla quale dice tra sé: «Non ho iniziato l'opera per te, né per te l'abbandonerò» z.
Fare una cosa per meritare la gloria del cielo, è una intenzione buona; ma la più perfetta è quella di compiacere a Dio. Dobbiamo convincerci che quanto più ci spogliamo dei nostri interessi, tanto più il Signore ci riempirà di gioia in paradiso. Beato chi agisce soltanto per la gloria di Dio e per compiere il suo volere! Imitiamo i beati del cielo, che in ogni loro azione cercano soltanto ciò che piace a Dio. Dice san Giovanni Crisostomo: «Se hai avuto l'onore di fare una cosa che piace a Dio, non c'è ricompensa più grande di ciò»: se noi giungiamo a «dar gusto a Dio», che altro andiamo cercando?
La purità d'intenzione è lo sguardo dell'anima che ferisce d'amore i1 cuore di Dio, come egli dice alla sposa del Cantico: Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa; tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo (Cantico dei Cantici 4, 9). Il «solo sguardo» dell'anima che ama Dio significa l'unico fine di tutte le sue azioni: compiacere a Dio. Anche l'apostolo consigliava così i suoi discepoli: Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio (1 Corinzi 10, 31). La ven. Beatrice della Incarnazione, prima figlia di santa Teresa, diceva: «Non c'è prezzo bastante a pagare qualunque cosa benché minima, fatta per Dio»' I. E diceva giustamente, perché ogni azione compiuta per il Signore è un atto di amor divino. La purità d'intenzione fa diventare preziose anche le azioni più normali, come il mangiare, il lavorare o il divertirsi, quando si fanno per obbedire e per piacere a Dio.
Pertanto fin dal mattino bisogna orientare a Dio tutte le azioni del giorno. È utile poi rinnovare questa intenzione prima delle azioni principali, fermandosi un istante prima di esse, come faceva un santo eremita. Egli, prima di cominciare un'azione, alzava gli occhi al cielo e si fermava. Interrogato che cosa facesse, rispondeva: «Cerco di prendere la mira».

giovedì 22 ottobre 2009

Politica serena e seria




Cari amici,
vi propongo l'appello lanciato dal Presidente Nazionale dell'Azione Cattolica, prof. Franco Miano, per una politica "altra". Un invito a superare sterili ed inutili contrapposizioni. Contro quella politica urlata che sta imbarbarendo sempre più la nostra società.
Occorre serenità, come sottolinea il nostro Presidente Miano, partendo da un ampio discorso "culturale" che investa l'intera società.
Di più! Oggi occorre veramente "ri-fare" la politica. Per questo, oltre alla serenità, occorre la serietà di persone che abbiamo come unico ispirazione il bene comune di tutti.
ImpossIbile? Non è detto!
Organizziamo la speranza! ;-)




Serenità

di Franco Miano

Serenità. È la parola usata alcuni giorni or sono dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nel chiedere di superare un “clima di tensione diffusa e di contrapposizione permanente che fa solo male alla società”. Perché il Paese non può sopportare ancora di dibattersi in un “malessere tanto tenace quanto misterioso”, come lo ha definito il presidente della Cei, che lo tiene inchiodato a contrapposizioni tanto radicali quanto infruttuose.

Serenità, dunque. Oggi, se possibile, di serenità sembra essercene ancora più bisogno, dopo l’increscioso incidente istituzionale che ha contrapposto il presidente del Consiglio al Capo dello Stato in seguito alla bocciatura del cosiddetto “Lodo Alfano”.

Ancora una volta, in un passaggio delicato per la vita delle nostre istituzioni, la normale e legittima dialettica politica è sconfinata nell’uso di toni e parole inappropriate, nell’eccesso di polemica, nella delegittimazione reciproca.

Oggi c’è una crisi della politica che non può non preoccuparci, e il modo sbagliato di vivere il dialogo tra maggioranza e opposizione non fa che alimentare tale crisi, corrodendo poco alla volta la legittimazione delle istituzioni agli occhi dei cittadini e allontanando ancor di più questi ultimi dalla vita democratica, che si nutre di partecipazione e responsabilità, di rispetto delle regole, di senso dello Stato, di cura per le istituzioni.

Occorre veramente uno sforzo comune di tutte le realtà che concorrono alla vita politica del nostro Paese per trovare strade nuove, attraverso cui costruire una politica capace di essere attenta all’uomo, ferma nel principio della giustizia e della promozione del bene comune.

Il Paese sta ancora attraversando una crisi economica che rende sempre più povere molte famiglie: per far fronte a questa situazione l’Italia ha bisogno di buona politica, di rispetto reciproco, di collaborazione, pur nella diversità degli approcci e delle valutazioni.

L’Azione Cattolica Italiana, proprio nei giorni in cui parte per un lungo itinerario di iniziative pubbliche che percorreranno tutto il nostro territorio per preparare la Settimana Sociale dei cattolici italiani che si terrà nell’ottobre 2010, non può oggi che richiamare in maniera convinta la necessità di una politica che, veramente, dimostri di essere la «più alta forma di carità», come disse Paolo VI.

sabato 10 ottobre 2009

Run for life - III° edizione


Cari amici,
vi segnalo questa iniziativa di Africa Mission.


Dal 11 al 26 ottobre inviando un sms al


48583

potrete inviare 1 euro per la costruzione di pozzi nella Karamoja in Uganda.

1 EURO? E' il costo di un caffè ma può aiutare e far felici in tanti.

Io lo manderò.

Sotto trovate il video pubblicitario.

Linkate questo post e fatelo girare ai vostri amici.

E' una buona causa.



mercoledì 30 settembre 2009

Bersani, perchè!?




Domenica ad Airola si è tenuta l'assemblea di circolo per l'elezione di sei delegati alla convenzione provinciale. Aldilà di problematiche organizzative e questioni di politica locale che esistono, oggi da semplice iscritto vi propongo il succo dell'intervento a braccio che ho fatto in quella sede a sostegno della mozione Bersani e ci aggiungo anche qualche altra considerazione più articolata.



Occorre una piccola premessa. A cosa serve fondamentalmente oggi un partito? Penso, a costituire principalmente una sorta di filtro tra l'elettorato, i cittadini, e quelle che sono le funzioni amministrative e di governo della polis. Il partito come formazione intermedia del corpo sociale è una sorta di camera di compensazione in cui vengono mediate le varie istanze ed ha come suo scopo fondamentale la realizzazione associata del bene comune. Il rapporto partito-società diventa dunque fondamentale: anche perchè il partito non è contrapponibile alla società civile in quanto ne è parte facendosene interprete in sede politica. Qui sta anche il nodo del rapporto tra etica e partito. Infatti oggi il partito, trovando il suo fondamento nella costituzione, non è chiamato alla costruzione di un'etica condivisa e semmai, più semplicemente, vi concorre. Risulta pertanto improprio chiedere al partito di creare un'etica "condivisa". L'etica condivisa, e mi riferisco ora ai temi più sconttatanti, la si costruisce in un discorso che è pre-politico, nella società e nella cultura diffusa del paese. In questa visione il partito diventa momento di un dibattito culturale più ampio.
Su questi temi compito del partito sarà quello di promuovere momenti di confronto e dibattito con la salda consapevolezza che le leggi non servono a riaffermare valori ma principalmente a risolvere problemi; con un atteggiamento pragmatico che rifugge opposti estremismi pur nel profondo rispetto di opposte ed irriducibili visioni su specifici punti.
Per fare ed essere tutto questo, un partito deve essere strutturato e organizzato con momenti di dialettica e di dibattito interno diffusi.

Questa premessa risulta indispensabile per comprendere appieno le coordinate di una scelta che oggi ci chiama a sostenere l'una o l'altra mozione.
Oggi quindi siamo chiamati a scegliere il segretario del partito, cioè il garante di questo ampio ed articolato processo di partecipazione.
Scelgo la mozione presentata da Bersani proprio perchè oggi mi sembra dare maggiori garanzie sulla organizzazione interna del nostro nuovo partito.

Infatti deve prendersi atto che fino ad oggi la linea politica perseguita da Veltroni e continuata da Franceschini è stata pochissimo attenta all'organizzazione interna e soprattutto agli iscritti. Il mito delle primarie per la scelta degli organi di partito,  il partito liquido degli elettori, la vocazione maggioritaria come decisionismo leaderistico, l'eccessiva attenzione all'effetto mediatico, la ricerca di un unanimismo di facciata, il tentativo di costruire un partito personale in cui l'organo di direzione politica sia diretta promanazione del leader sono altrettanti difetti di una linea politica che fino ad oggi ha trascurato una seria organizzazione del partito.
Un dato locale è lampante: a due anni dalle primarie del 14 pottobre 2007 nella sola provincia di Benevento amministrata dal PD oggi risultano costituiti solo 14 circoli su una settantina.
Queste motivazioni oggi mi fanno schierare per la mozione Bersani.

Detto questo, tuttavia non possono non mettersi in luce due nodi politici della mozione Bersani che vanno sciolti con chiarezza.


1) Nel testo della mozione il termine sinistra è volutamente citato una sola volta, definendo il PD come "partito della uguaglianza ispirato al cattolicesimo democratico ed alla sinistra democratica e liberale"; inoltre si invita a guardare a sinistra in tema di alleanza per costruire un nuovo centrosinistra definendo il PD come partito dei riformisti. Attenzione alle parole! Infatti nei vari incontri dal vivo Bersani definisce il PD anche come "partito di sinistra". Ecco, questo è un punto importante! Se si definisce "essere di sinistra" in una acccezione debole come "essere dalla parte degli ultimi" e credere, come sosteneva Bobbio nel 1994, che "l'uomo è un poco più uguale che libero", allora l'affermazione non fa una grinza. Tuttavia se essere di sinistra costituisce un preciso richiamo identitario ad una tradizione politica (comunista? socialista? socialdemocratica?), non ci siamo. D'altra parte oggi ai cittadini la geografia politica interessa veramente poco e forse queste disquisizioni offrono solo appigli ad interessate e strumentali prese di distanza.


2) In merito ai temi eticamente sensibili, sempre negli incontri dal vivo, più volte Bersani parla della necessità di porre un freno ai voti di coscienza dicendo che "non si può fare di ogni voto un voto di coscienza" anche perchè esiste la disciplina di partito. Ancora una volta Bersani coglie nel giusto! Tuttavia su questi temi, oggi al centro della polemica politica in maniera parossistica e sopravvalutata, è richiesto certamento un di più di precisione: occorre scendere nel dettaglio. Non basta richiamarsi alla laicità, alla tradizione del cattolicesimo democratico e alla legittima autonomia della politica. Occorre anche chiarire dove è ammissibile il voto di coscienza e dove no, nella consapevolazza che per il politico di ispirazione cristiana l'obbedienza al magistero è un alto valore. Occorre superare gli steccati! Occorrerà quindi tener conto, ad esempio, che su temi come il testamento biologico ad un politico di ispirazione cattolica non si può chiedere di rinunciare al principio per cui la somministrazione di acqua e cibo per vie artificiali sono in linea di principio mezzo proporzionato di conservazione della vita.
Su questi ultimi punti mi aspetto che si apra un dibattito franco e sincero nel partito.