lunedì 19 gennaio 2009

La laicità dei cattolici e l'ex assesore di Napoli

Cari amici,
segnalo questi interessanti articoli apparsi su Repubblica- Napoli in questi giorni sull'impegno sociale della Chiesa napoletana...

Mio commento:
nella Chiesa il protagonismo dei Pastori può effettivamente mettere in ombra il laicato impegnato, specie per quel che riguarda il sociale. Tuttavia per la costruzione del Regno "l'immagine mediatica" mi pare ininfluente. Il Regno passa attraverso i cuori e le coscienze, attraverso un passa-parola di cuore in cuore. Quindi questo "protagonismo dei pastori" non toglie nulla all'impegno di noi laici chiamati in forza del nostro battesimo all'edificazione del Regno, anzi, come giustamente osserva Ciambriello, non può che essere di stimolo ad un impegno più profondo.
Detto questo, tuttavia deve anche sottolinearsi che la Chiesa, fatta di laici e pastori, ha il dovere di sostenere i propri figli che si impegnano disinteressatamente nel sociale e nella politica.
Ciò non significa collateralismo ovvero intrusione: è solo un elementare principio di solidarietà con chi sceglie di impegnarsi in un campo d'azione che chiama ogni giorno ad un surplus di coerenza con il vangelo dovuto al rilievo pubblico della propria attività.
Qui mi abbandono ad un ricordo personale.
Alcuni anni fa, se non erro nel 2002, mi trovai ad un convegno a Cosenza dei giovani di Azione Cattolica. C'erano alcune testimonianze tra le quali mi colpì molto quella di Mario Di Costanzo, ex presidente dell'AC napoletana, politico che non conoscevo e che da poco aveva abbandonato la carica di assessore al Patrimonio del comune di Napoli.
Nella sua relazione di allora si sentiva una forte amarezza per il fatto di essere stato lasciato solo "24 ore" dopo il suo ingresso in politica, quasi come un appestato.
I fatti e i riferimenti personali non li conoscevo, come ancora oggi non li so, tuttavia oggi posso ben capire la situazione personale di questo "ex"- politico. Sotto vi riporto un articolo del corsera in cui Di Costanzo mette sotto accusa quel "sistema Romeo" che fu causa della sua mancata riconferma come assessore al patrimonio nella prima giunta Iervolino e contro il quale si batte a viso aperto, spiegandone le ragioni.
Per inciso l'ex assessore al patrimonio scoprì proprio ciò che è il malcostume degli appalti pubblici...i prezzi esorbitanti fuori dal mercato che vengono praticati!
Questo è il vero scandalo del cd. sistema Romeo... altro che la lecita attività di lobbing che non assume alcun rilievo penalmente rilevante!!!!
Di allora non conosco i fatti e riferimenti personali...però di oggi so che, non ostante il coraggio politico e la coeranza cristiana di questo laico cattolico impegnato, attestazioni pubbliche di stima dal "suo" mondo per quello che allora fece, Mario Di Costanzo, ancora non ne ha avute.
E questo, aldilà di tutto, non se lo merita proprio!!!!!

La chiesa di napoli impegno e involuzione

Negli ultimi mesi sono evidenti una serie di iniziative della Chiesa di Napoli che esprimono una strategia non contingente, con un' impronta data dal cardinale Sepe, uomo colto, esperto organizzatore e comunicatore. Apprezzando le buone intenzioni, l' approccio pragmatico e costruttivo, l' utile miscela delle sollecitazioni culturali con la testimonianza diretta, credo che queste iniziative siano anche il segnale dell' impoverimento di una cultura dei servizi sociali pubblici che, appena pochi anni fa, era obiettivamente più avanzata, anche a Napoli. Certo i mezzi di informazione presentano le cose con una parziale distorsione, personalizzano anche più di quanto i singoli intendono fare, semplificano iniziative che hanno risvolti diversi, ma credo che complessivamente emerge una presenza di protagonisti della Chiesa di Napoli (in primis il cardinale e alcune personalità più esposte) che ripropongono una visione caritatevole assistenziale.
T ale visione, pur dando un indubbio contributo per tante persone fragili, di fatto mette in ombra la preoccupante evidenza che siamo in una città ove i più deboli senza diritti sono maltrattati e sono gravi le responsabilità sociali dei ceti dirigenti. Entro un quadro che, in prevalenza, presenta situazioni di modesto tirare a campare, con molte chiese semivuote, luoghi di pratiche sacramentali rispettabili quanto ruotinarie, animate da catechesi svuotate dai rilevanti insegnamenti conciliari, la Chiesa di Napoli è ravvivata anche da decine di parrocchie che, soprattutto nelle periferie e in poche chiese del centro, sono attori di speranza, con testimonianze vive di ricerca, condivisione con i più deboli. La parrocchia della Resurrezione, la Rettoria di Santa Maria della Speranza o i Guanelliani a Scampia, le parrocchie dell' Immacolata a San Giovanni, di San Francesco e Santa Chiara al lotto zero di Ponticelli, di Maria Santissima delle Grazie al Purgatorio ad Arpino sono solo una parte dei venti avamposti più avanzati della Chiesa cattolica locale. Il cardinale però si è mosso in prima persona e, prendendo atto dei vuoti delle politiche locali, ha espresso un nuovo protagonismo, molto centrato sulla sua immagine, raccogliendo fondi, realizzando iniziative con un nuovo istituto per madri e bambini in difficoltà, animando le mense per i poveri, proponendo la costituzione di gruppi di volontari per l' assistenza ai migranti. Credo nella pluralità, ribadisco un sincero apprezzamento per questi impegni senza tuttavia celare due preoccupazioni: a) riemerge una antica concezione assistenzialistica in cui la Chiesa più che essere stimolo innovatore, testimone che grida con la pratica della carità l' inammissibilità del mancato rispetto dei diritti dei più emarginati, chiamando le istituzioni alle loro responsabilità, si propone soggetto gestore di servizi anche con qualche ingenua semplificazione; b) manca uno sforzo idoneo per lo svolgimento di una funzione che a mio avviso dovrebbe essere prioritaria nella pastorale in città: rinnovare le liturgie della Parola, smuovere dalle radici le coscienze dei tanti cristiani praticanti che non sembrano affatto scossi dal trattamento subito dai rom, dagli immigrati, dai precari, essendo invece riproduttori di pratiche individualistiche, opportunistiche se non illecite. Certo viviamo una fase storica difficile; alcune proposte che negli anni passati hanno fertilizzato molti ambienti, oggi non trovano più seguito, molti sono disincantati, radicalmente secolarizzati e sembrano poche le persone capaci di scuotere le coscienze. La sensazione è che, a parte poche isole più vivaci, ci si dibatte fra la stanca riproduzione di pratiche devozionali, intimiste, obiettivamente funzionali alla riproduzione dell' esistente e iniziative caritatevoli superate, ben pubblicizzate, che rischiano di riproporre una cultura e un approccio integrista per il trattamento delle problematiche sociali di Napoli. - GIOVANNI LAINO


Le vie dei cattolici e dei laici 10.16
Repubblica — 18 gennaio 2009

Prendo spunto dal recente articolo di Giovanni Laino, pubblicato su questa pagine. Da cattolico, ma anche da sostenitore della necessaria separazione tra fede personale e etica pubblica, vorrei formulare un' osservazione semplice ma essenziale. La parola se non è accompagnata dall' azione di per sé non vale nulla. Ecco perché sarebbe impensabile che la Chiesa possa smuovere le coscienze se in prima persona non pratica precetti e comportamenti che chiede agli uomini di seguire. E, naturalmente, la solidarietà si esercita nell' offrire servizi e interventi a chi ne ha bisogno. Certo l' assistenza, il welfare, dovrebbe essere un compito innanzitutto delle istituzioni, ma di fronte ad evidenti bisogni e ad altrettanta evidente incapacità a dare ad essi risposta, è inevitabile che la Chiesa si proponga in prima persona di intervenire. La chiesa non è solo carità e con la sua presenza nei territori, come antenna sociale, vede i nuovi bisogni e svolge azione di denuncia. Ma non è solo un vuoto quello che si copre. è anche il modo migliore per trovare, nella pratica quotidiana, in quella cosa bellissima che è l' impegno sociale, un punto di incontro tra laici e cattolici. Vorrei che ci fossero più incontri ed iniziative di ricerca sul modo di vivere da cristiani nel mondo e nelle chiese. Nella nostra regione ci sono esperienze sociali ed ecclesiali ispirate dal Vangelo e dai valori democratici, mai abituate alla povertà, alle diseguaglianze e alle ingiustizie. Vivo la passione per la Chiesa e la preoccupazione per un clima nel quale è debole la ricerca del dialogo e spesso confuso o trascurato il ruolo e la specificità dei laici. Certo, come anche altri hanno osservato, in questo clima di sfiducia generale, la figura del cardinale Sepe si impone all' attenzione dell' opinione pubblica e posso immaginare che per chi è laico ciò sia una difficoltà. I laici sono meno visibili che in passato, non tanto perché schiacciati dal protagonismo del nostro Pastore, ma perché ripiegati nel loro privato. Molti hanno saltato lo steccato dei partiti, senza trovare alternative, e si sentono liberi da vincoli di identità e di appartenenza. Ma penso il dinamismo della Chiesa e del cardinale Sepe non sia la causa dell' immobilismo della società civile napoletana, ma, che anzi, il loro esempio possa essere solo uno stimolo. Laino citava diverse parrocchie e comunità ecclesiali che sono segno di coraggio e di risveglio. Quotidianamente tocco con mano molte realtà evolute, silenziose che operano nelle nostre periferie a sostegno dei deboli. La parola non basta, ci vogliono azioni. Occorre costruire spazi per un laboratorio avanzato di laicità dove siano di casa singole azioni, opzioni di coscienza, nuova grammatica ed etica della convivenza. Bisogna guardare più a fondo nel tessuto sociale dove non mancano figure sacerdotali e laicali, più o meno note, impegnate nelle varie forme dell' operosità sociale e cattolici senza distintivi nelle professioni, nella politica e nelle istituzioni. E ci vuole qualcosa che unifichi e dia coesione (o anima) a queste testimonianze. Per chi crede questa è la democrazia dei cristiani. Noi fedeli dobbiamo quotidianamente partire dall' etica del nostro ruolo. Non vorrei, parafrasando il titolo di un bellissimo libro dello storico Fulvio De Giorgi, che il nostro laicato sia il brutto anatroccolo con diverse piaghe: carenza di un' adeguata spiritualità, della libertà di parola nelle comunità ecclesiali, della dignità fraterna. Alla fine anche da noi, pur attraverso tante difficoltà, il laicato cattolico potrà diventare davvero un cigno bellissimo, non per vanità o visibilità ma perché strumento vivo di una Chiesa "sorella e serva" di tutti gli uomini. - SAMUELE CIAMBRIELLO

CASO NAPOLI

Il grande accusatore di Romeo:
silurato dalla giunta Iervolino

Mario Di Costanzo, l'ex assessore al Patrimonio: denunciai i lavori inesistenti

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
NAPOLI — «Nel giugno 1999 andai dal sindaco.
Antò, gli dissi, guarda che questo Romeo è un problema serio. La mia carriera politica finì in quel momento». Mario Di Costanzo era l'uomo sbagliato. Fu indicato come «tecnico» dal Partito popolare. Divenne assessore con delega al Patrimonio nella seconda giunta comunale di Antonio Bassolino, incarico operativo dal novembre 1997. Lo conoscevano in pochi. Un oggetto misterioso, identificato come una persona mite, impegnata nel sociale, non particolarmente determinata. Errore. Il funzionario di banca che nei momenti liberi faceva il presidente diocesano dell'Azione cattolica napoletana si dimostrò subito meno flessibile di una lastra di acciaio temprato. Cominciò a studiare ogni delibera, vecchia e nuova. «Rimasi colpito da quella, siglata pochi mesi prima del mio arrivo, che assegnava a Romeo la gestione del nostro patrimonio immobiliare». In 5 anni di consiglio comunale, era l'unico atto siglato praticamente all'unanimità, 59 su 60. Il giapponese nella giungla era tale Rosario Concordia, di An. Di Costanzo comincia a guardare da vicino. E vede cose curiose. «Romeo usava i vigili, pagati da noi, per fare il censimento dei vani che era uno dei compiti a lui affidati». Ordina che ogni fattura emessa dalla Romeo passi obbligatoriamente dalla sua scrivania. Ne rispedisce al mittente parecchie, come la richiesta di rimborsi per la manutenzione di 21 videoterminali, installati due anni prima e mai entrati in funzione. Contesta un conto da 40 milioni di vecchie lire giustificato alla voce «fotocopie». Cerca di bloccare l'impianto di 462 caldaie nelle case popolari dei quartieri di Piscinola e Pianura, 15,5 milioni per ogni intervento, di fronte ad un prezzo di mercato che si aggira sui 3-4 milioni. Non ci riesce. L'azienda va avanti a sventrare muri, come se nulla fosse. L'assessore si accorge che almeno 80 dei 400 interventi eseguiti dalla Romeo nell'ultimo anno presentano difformità tra quanto dichiarato dall'azienda e quel che risulta ai tecnici del Comune. La differenza è di 260 milioni di lire. «Qualcosa non andava. Un ex assessore molto noto mi chiama per chiedermi il numero di telefono di "Alfredo". C'era un rapporto sbagliato tra l'amministrazione della cosa pubblica e la società affidataria».

Di Costanzo va in Procura e denuncia. Ci tornerà spesso. «Era tutto scritto, documentato. In questi anni, chi doveva intervenire non lo ha fatto. Ha lasciato che la metastasi progredisse indisturbata». I giornali cominciano a definirlo come il «nemico» di Romeo. Il telefono suona sempre di meno. «Un giorno invece mi chiama lui. Cominciamo a discutere. Un uomo molto determinato, ma posseduto da un delirio di onnipotenza. Mi accusa di essere troppo rigido. Gli rispondo che specialmente in una città come Napoli se un amministratore deflette di un millimetro è perduto». Ognuno per la sua strada. Di Costanzo convince Bassolino a rivedere il contratto con l' immobiliarista, chiedendo il ribasso del 35 per cento sulla manutenzione. «Romeo subappaltava i lavori ad altre ditte, che praticavano nei suoi confronti tale ribasso. Perché il Comune doveva pagare più del dovuto a causa dell' esclusiva che gli aveva garantito?». Si finisce in tribunale. Dopo un primo round favorevole al soggetto privato, nel 2001 la giunta Iervolino alza bandiera bianca e non fa appello, anche se la cifra che avrebbe potuto «risparmiare» sui contratti di Romeo si aggirava sui 60 miliardi. «Decisione incomprensibile, motivata con il fatto che Romeo avrebbe così rinunciato a chiedere i danni. Ma quali danni?». Quell' anno, ultimo del suo mandato, comincia il fuoco amico. Con la campagna elettorale alle porte, Di Costanzo viene accusato di «far perdere voti» alla coalizione. Si era messo in testa di liberare le case occupate dagli abusivi, faccenda che toccava da vicino Romeo, che secondo l' assessore non applicava la legge regionale sulle morosità. Il suo ultimo atto è l' introduzione di un regolamento che fissa criteri oggettivi di necessità per la cronologia negli interventi di manutenzione degli immobili. Quasi una sfida. Persa, ovviamente. «Non fui confermato. Questioni di equilibri politici, fu la spiegazione ufficiale. La vera ragione era il mio rapporto conflittuale con un imprenditore che riscuoteva molte simpatie in Comune. Avvisai il sindaco Iervolino: attenzione a Romeo. In molti mi hanno chiamato per dirmi che avevo ragione. Adesso. A buoi ampiamente scappati dalla stalla. Troppo comodo». Marco Imarisio il personaggio chiave Imarisio Marco


MARIO DI COSTANZO: «A IERVOLINO DISSI: ATTENTA A ROMEO»

Scritto da Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno, 09-12-2008 08:33


«A Rosa Russo Iervolino lo dissi in tempi non sospetti: attenzione a Romeo. Era il 2001 e lei stava per iniziare la campagna elettorale che l'avrebbe poi condotta a diventare sindaco di Napoli. Leggo le vicende di queste settimane e davvero non mi stupisco».
Mario Di Costanzo, che è stato assessore con delega al Patrimonio nella seconda giunta comunale di Antonio Bassolino, ripercorre - naturalmente dal suo punto di vista - la storia dei rapporti tra l'amministrazione di palazzo San Giacomo e l'uomo che ne cura da oltre 10 anni la gestione del patrimonio immobiliare. Una vicenda, sostiene, nella quale il filo rosso è rappresentato da una delega in bianco che sarebbe stata affidata dalla Iervolino e dalla sua squadra all'imprenditore che controlla oltre 20.000 stabili di proprietà del Comune.
«Sono arrivato a palazzo San Giacomo — ricostruisce Di Costanzo — a novembre 1997. Con atto approvato a febbraio o marzo di quell'anno, non ricordo precisamente, il consiglio comunale all'unanimità (particolare curioso) aveva approvato il bando di gara che sarebbe stato poi vinto da Romeo, relativamente alla gestione del patrimonio immobiliare. Quando io sono diventato assessore, dunque, la gara era già in corso. Si è conclusa a novembre 1998 con l'aggiudicazione a Romeo. A dicembre di quell'anno è stato firmato il contratto tra palazzo San Giacomo e l'immobiliarista».
Reca in calce, per la parte pubblica, la firma di Antonio Ruggiero, il dirigente del settore servizi e contratti che giusto un anno fa è finito nel mirino della Procura di Napoli, nell'ambito di una inchiesta su presunti condizionamenti delle gare di appalto, condotta dal pubblico ministero Giancarlo Novelli. Ruggiero è stato rinviato a giudizio. Prossima udienza il 22 dicembre.
«A giugno 1999 — prosegue la ricostruzione dell'ex assessore Di Costanzo — chiesi un incontro a Bassolino, il sindaco. Gli dissi che avevamo un problema serio con la manutenzione effettuata da Romeo. Gli raccontai che la gente protestava perché pioveva nelle case. Sottolineai le mie perplessità in merito a vari aspetti. Per esempio: fatture emesse da Romeo per la manutenzione di 21 videoterminali installati negli uffici comunali, ma in realtà mai entrati in funzione. Ancora: 40 milioni di lire per rimborsi di fotocopie di planimetrie che personalmente ritenevo non fossero stati adeguatamente documentati. Nel complesso una gestione che non mi convinceva affatto».
A ottobre 1999 Bassolino istituì una commissione per la rivisitazione del contratto con l'immobiliarista. Emerse allora la proposta di chiedere a Romeo il ribasso del 35% sulla manutenzione. «C'era un motivo — riferisce Di Costanzo — Romeo stesso affidava in subappalto la manutenzione a ditte che praticavano appunto un ribasso del 35%». Ma Romeo si oppose.
La prima giunta Iervolino, nel 2001, ereditò quel contenzioso in sede civile. Nel 2003 in primo grado il soggetto privato si aggiudicò la partita. «A questo punto — dice l'ex assessore della giunta Bassolino — si verificò un fatto che tuttora reputo inconcepibile. L'amministrazione rinunciò a ricorrere in appello, di fatto alzò bandiera bianca. Più o meno, il sindaco disse: noi rinunciamo a proseguire in sede legale e Romeo rinuncia a chiedere i danni. Ma quali danni? Nel solo 2000, il Comune girò circa 30 miliardi di vecchie lire a Romeo, per la manutenzione. L'imprenditore subappaltò a ditte che praticavano ribassi del 35%. L'unico vero danno era quello che avevano patito le casse comunali».
L'ex assessore di Bassolino ha poi assistito da spettatore, nel 2005, al rinnovo del contratto a Romeo, relativamente alla gestione delle case del comune di Napoli. «Certo, era previsto già nel 1998 che l'amministrazione avesse facoltà di attribuire all'immobiliarista per altri sette anni l'incarico. Reputo però che sia stato molto grave, nel 2005, che il consiglio comunale non abbia puntato i piedi e non abbia preteso che, prima di confermare Romeo, si sviluppasse un dibattito sui risultati conseguiti, sugli obiettivi da raggiungere e sui problemi emersi nella gestione del patrimonio immobiliare comunale. Dalla minoranza di centro destra, che io ricordi, all'epoca non si levò una sola voce non dico contro la proroga a Romeo, ma almeno a favore di un confronto sull'opportunità della stessa. Eppure era un atto di grande importanza gestionale, economica e politica quello che fu ratificato in giunta nel 2005».
La delibera, proposta all'epoca dall'assessore Fernando Balzamo e approvata all'unanimità dalla squadra della Iervolino, infatti, stabiliva che l'immobiliarista avrebbe percepito oltre 7 milioni di euro all'anno, tra il 2005 e il 2012 . Sul Global service, la gara di affidamento della manutenzione stradale su cui - secondo indiscrezioni peraltro ancora non confermate da provvedimenti concreti - indaga la Procura di Napoli, l'ex assessore di Bassolino è lapidario: «Una invenzione di Romeo, che la applica in tutta Italia. Io la tradurrei così: Facciamo tutto noi affinché tu, amministrazione pubblica, non capisca nulla ».Di Costanzo va in Procura e denuncia. Ci tornerà spesso. «Era tutto scritto, documentato. In questi anni, chi doveva intervenire non lo ha fatto. Ha lasciato che la metastasi progredisse indisturbata ». I giornali cominciano a definirlo come il «nemico» di Romeo. Il telefono suona sempre di meno. «Un giorno invece mi chiama lui. Cominciamo a discutere. Un uomo molto determinato, ma posseduto da un delirio di onnipotenza. Mi accusa di essere troppo rigido. Gli rispondo che specialmente in una città come Napoli se un amministratore deflette di un millimetro è perduto». Ognuno per la sua strada. Di Costanzo convince Bassolino a rivedere il contratto con l'immobiliarista, chiedendo il ribasso del 35 per cento sulla manutenzione. «Romeo subappaltava i lavori ad altre ditte, che praticavano nei suoi confronti tale ribasso. Perché il Comune doveva pagare più del dovuto a causa dell'esclusiva che gli aveva garantito?». Si finisce in tribunale. Dopo un primo round favorevole al soggetto privato, nel 2001 la giunta Iervolino alza bandiera bianca e non fa appello, anche se la cifra che avrebbe potuto «risparmiare» sui contratti di Romeo si aggirava sui 60 miliardi. «Decisione incomprensibile, motivata con il fatto che Romeo avrebbe così rinunciato a chiedere i danni. Ma quali danni?». Quell'anno, ultimo del suo mandato, comincia il fuoco amico. Con la campagna elettorale alle porte, Di Costanzo viene accusato di «far perdere voti» alla coalizione. Si era messo in testa di liberare le case occupate dagli abusivi, faccenda che toccava da vicino Romeo, che secondo l'assessore non applicava la legge regionale sulle morosità. Il suo ultimo atto è l'introduzione di un regolamento che fissa criteri oggettivi di necessità per la cronologia negli interventi di manutenzione degli immobili. Quasi una sfida. Persa, ovviamente. «Non fui confermato. Questioni di equilibri po-litici, fu la spiegazione ufficiale. La vera ragione era il mio rapporto conflittuale con un imprenditore che riscuoteva molte simpatie in Comune. Avvisai il sindaco Iervolino: attenzione a Romeo. In molti mi hanno chiamato per dirmi che avevo ragione. Adesso. A buoi ampiamente scappati dalla stalla. Troppo comodo».

sabato 10 gennaio 2009

Finalmente è nata Marta!!!!









Dopo tante attese è arrivata Marta.

Non è proprio bella?
Sono state tutte e due brave, mamma e figlia.

Marta è nata alle 21:50 del 9 gennaio 2009, ossia il 09.01.09
pesa 3,15 Kg,
è lunga 48 cm
subito si è attaccata al seno, stupendo mamma e papà che hanno toccato con mano la grandezza di madre natura.

A chi assomiglia? un poco a papà e un poco a mamma...il naso è di papà!!!
Insomma Marta è la gioia di mamma Ornella e di papà Diego che vi scrive.
Gioite con noi.
Cosa pensa il papà adesso: sarò un buon padre, la saprò educare, sarò autorevole ecc...
Cosa pensa la mamma adesso: sono stanca...e vorrei dormire.

Aneddoto del parto:
Ornella in sala travaglio con una coroncina in mano, di quelle di Assisi, per farsi forza.
Arriva un ginecologo e dice: ma lei è devota di Padre Pio?
Ornella: no solo del Signore!
Ginecologo: ma lei di quale religione è?
Ornella, tra dolori: Cristianaaa, cattolicaaa!
Il ginecologo rimane interdetto.
Ornella, incacchiata: sono devota di santa Marta!

giovedì 8 gennaio 2009

La scorrettezza dell'informazione

Scorretto!
Questo è l'aggettivo giusto per definire il servizio "La povertà di Cristo" (lo trovate su www.mediatvonline.com) , messo in onda dalla rete televisiva Media Tv a commento degli auguri natalizi di mons. De Rosa.
Estrapolando una frase dal contesto il giornalista ha confutato durante l'intero servizio un pensiero che certamente non era del vescovo Michele.
Perciò esaminiamo il contesto della frase.
Il periodo precedente chiariva: "ci avviciniamo al Santo Natale; un Natale, a quel che si dice e si sente, povero di soldi diversamente da quello che avveniva in passato, ammesso che ciò sia vero."
Anche un bambino capirebbe che l'intento è quello di mettere in risalto come, non per il solo fatto che Tv e giornali dicano che siamo più poveri per via della crisi, noi lo diventiamo ipso facto, dalla sera alla mattina realmente.
Si trattava in buona sostanza di un invito alla calma e al realismo per vivere al meglio e senza inutili angosce il Santo Natale. Infatti l'incriminata frase successiva sulla quale la trasmissione ha tanto ricamanto recitava: "Ritengo che i soldi ci siano per tutti oggi, in Italia, per vivere una vita dignitosa e non dispendiosa. Purtroppo oggi in Italia uno lavora, uno produce e quattro mangiano sul suo lavoro."
Chiaramente l'intento dell'autore era di porre in luce le implicazioni sociali di un sistema in cui coloro che veramente svolgono una funzione sociale, "quelli che lavorano e producono", (uno) non hanno le stesse possibilità dei quattro (è una figura retorica e si chiama iperbole!) "che si arricchiscono perché privilegiati, perché hanno avuto la possibilità di inserirsi in certi circuiti dove si lavora poco e ci si arricchisce sproporzionatamente".
Quindi non contro i poveri, ma a favore dei poveri! Si trattava di un'affermazione paradossale perchè in Italia pochi lavorano veramente, mentre altri si arricchiscono sulle spalle di chi lavora! Mons. De Rosa col paradosso e l'iperbole ha detto una grandissima verità!
A me era sembrato chiarissimo fin dalla prima lettura dello scritto. Chissà cosa è passato per la mente dell'ideatore della trasmissione!?
Prima di informare occorre informarsi, e bene!
Soprattutto occorrerebbe astenersi dall'addentrarsi in settori che non si conoscono affidandosi agli articoli di Curzio Maltese e travisando quelli di Avvenire, senza avere peraltro contezza di ciò di cui si parla. Ecco!
Forse una semplice telefonata presso la curia diocesana avrebbe evitato una brutta figura all'emittente. A volte anche le omissioni testimoniano della scorretezza di un certi modi di fare.
Infatti la diocesi cerretese per l'anno 2007 ha ricevuto dalla CEI (non dalla Santa Sede, come affermato nella trasmissione, a testimonianza dell'approssimazione delle ricerche e delle conoscenze in questo campo) € 480.270,00 per esigenze di culto e di pastorale ed € 270.685,00 per interventi caritativi: sono dati che si trovano agevolmente sul sito ww.8xmille.it. Altri fondi arrivano attraverso l'Ufficio Sostentamento Clero che si occupa specificamente del sostegno ai sacerdoti le cui retribuzioni sono equiparabili a quelle di poveri (da € 800 a € 1300 di un vescovo), non certo a quelle di privilegiati. Altri fondi specifici per il restauro di edifici di culto arrivano dall'8 per mille CEI e dell'8 per mille dello Stato. I fitti riscossi coprono a stento le spese di manutenzione ordinaria degli immobili appartenenti alla diocesi.
Il bilancio della diocesi nella sostanza è equiparabile a quello di un piccolo comune delle nostre terre con la differenza che la diocesi il suo patrimonio, peraltro cosiderevolmente maggiore rispetto a quello di un picccolo comune, lo sa amministrare, e bene. Lo testimoniano le tante opere di edilizia di culto e di restauro che hanno segnato questo primo decennio dell'attività pastorale del nostro vescovo.
Il discorso poi sulla pubblicazione del bilancio è semplicemente fuori luogo. Il diritto canonico impone l'approvazione annuale del bilancio preventivo e consuntivo della diocesi, tuttavia nessuna norma specifica impone la sua pubblicazione, anche perchè non esistono registri, come avviene per le imprese, e non esistono albi o bollettini uffficiali , come avviene per gli enti pubblici.
Forse il sito diocesano! Ma occorre rimarcare che il sito ha visto luce solo a partire dalla metà del 2008.
Forse una semplice telefonata in curia, da sempre disponibile con i mezzi di informazione, avrebbe evitato giudizi tanto sommari!

La critica mirata dell'emittente non ha certamente colpito nel segno, dimostrando in fin dei conti un livore e rancore inusitati verso una persona semplice e sincera come il mons. De Rosa che vive fino in fondo la povertà evengelica.
Credo proprio che l'emittente si debba scusare pubblicamente con tutta la Chiesa diocesana per le inesattezze e parziali letture fatte del pensiero di mons. De Rosa o almeno concedere in condizioni di parità il diritto di replica.

lunedì 15 dicembre 2008

Auguri natalizi mons. De Rosa

Cari amici,

pubblico qui, per chi non avesse potuto leggere il giornale di domenica, il testo degli auguri natalizi che il nostro vescovo Michele De Rosa ha fatto.

Il messaggio è interessante perchè va sinceramente e semplicemente al cuore dei problemi senza peli sulla lingua.
Oggi ci vuole proprio questo!

Una presa di posizione forte e coraggiosa, anche perchè il natale abbia un significato vero!





Carissimi,

ci avviciniamo al Santo Natale; un Natale, a quel che si dice e si sente, povero di soldi diversamente da quello che avveniva in passato, ammesso che ciò sia vero.

Ritengo che i soldi ci siano per tutti oggi, in Italia, per vivere una vita dignitosa e non dispendiosa. Purtroppo oggi in Italia uno lavora, uno produce e quattro mangiano sul suo lavoro.

Il fatto è che un fiume di denaro viene convogliato verso alcuni settori privilegiati della nostra società, che si possono permettere di andare a New York a fare shopping, alle Maldive, alle Seicelle e in Thailandia dove tra l’altro esiste un fiorente turismo sessuale. Il che vuol dire che soldi e sesso sfrenato per alcuni vanno naturalmente insieme.

All’apice della piramide dei nostri privilegiati troviamo notoriamente i parlamentari.

L’anno scorso davanti alla rabbia montante di vaste zone dell’opinione pubblica per i costi del Parlamento ( e del Quirinale), si è fatto finta di tagliare spese inutili, ma in quest’anno il costo del tempio della nostra politica non è diminuito ma è addirittura aumentato.

Perché, mi chiedo, i nostri parlamentari possono sommare integralmente i vari emolumenti che arrivano da fiumi diversi mentre tutti sanno, alcuni per esperienza diretta, che la seconda pensione, anche se la prima è irrisoria, viene decurtata di un terzo?E poi leggevo qualche giorno fa che con il terremoto delle ultime elezioni deputati e senatori non eletti, anziani che hanno passato la vita tra il Parlamento nazionale e il Parlamento europeo ( e mi riferisco soprattutto ai parlamentari comunisti che hanno sempre, a loro dire, lottato e pagato per difendere i lavoratori e i poveri, di fatto arricchendosi per poter essere ammessi nei salotti buoni della capitale che a me risultano politicamente destrorsi e per potersi anche comprare le giacche di cashmere alla faccia dei metalmeccanici con i loro ottocento euro al mese e una famiglia da mantenere ) hanno ricevuto per superare le ansie di una vita nuova trecento o quattrocento milioni di euro. Non credo che non abbiano messo da parte in tutto questo tempo le spese per l’ultimo viaggio! Anche perché i privilegi previsti per le pensioni dei parlamentari sono noti a tutti.

Non parliamo delle regioni. In questa settimana sul “Corriere del Mezzogiorno” (martedì, 9 dicembre 2008, pp. 1 e 6) l’on. Sandra Lonardo sottolineava come l’assessore regionale al bilancio percepisca lo stesso compenso dei consiglieri regionali, maggiorati di molteplici benefit e a fine mandato riceverà un super vitalizio. Un assessore che tra l’altro gestisce 18,5 miliardi di euro. Il dott. Mariano D’Antonio a sua volta, a stretto giro di posta, prova con cifre da capogiro e percentuali, che “i costi del Consiglio Regionale della Campania sono elevati a confronto con quelli sostenuti da altri consigli regionali (Corriere del Mezzogiorno, Cara Lonardo questi conti facciamoli pure, mercoledì 10 dicembre, pp. 1-10).

Non sono accuse di un vescovo che vuole fare il Savonarola di turno, ma del Presidente del Consiglio Regionale della Campania nei riguardi di un assessore della propria regione e dell’assessore al bilancio nei riguardi del proprio Consiglio Regionale.

E le province che ci stanno a fare se le nostre strade sembrano sempre delle gruviere? ((cf Il Sannio Quotidiano, martedi 9 dicembre 2008, p.11: Frasso-Solopaca: Buche, dossi e…monnezza). L’on. Berlusconi, durante la campagna elettorale, disse – l’ho visto con i miei occhi in televisione, l’ho sentito con le mie orecchie; era lui, ve lo posso assicurare, non un sosia - che avrebbe eliminato le inutili, a suo dire, province. Non se ne parla più!

In questi ultimi tempi c’è stato un lifting superficiale per le Comunità montane. Non ho mai capito quale ruolo indispensabile hanno! Leggo frequentemente che esse sono spesso in crisi, come le USL degli anni settanta, e ballerine in nome di una visibilità che alcuni partiti credono di non avere. Visibilità, per capirci, significa qualche assessorato in più.

E per ultimo – dulcis in fundo – non vorrei dimenticare i nostri comuni che spesso, non sempre per colpa loro, non hanno occhi per piangere, e devono ridurre la spesa sociale, e poi stanziano decine di migliaia di euro per feste, festicciole e, di recente, notti bianche, spendendo, vorrei dire sperperando, decine di migliaia di euro inserendosi nella buona tradizione romana- panem et circenses - e più di recente in quella napoletana: festa, farina e forca. E tutto va bene !

Non parliamo della magistratura. Non vi sembra che i magistrati siano dei privilegiati, come e spesso più dei politici?

Non vorrei dimenticare il sindacato. Quando insegnavo nelle scuole statali spesso le cattedre più prestigiose in città erano occupate da neo-laureati perché i titolari erano assenti per distacco o mandato sindacale. Alla fine del mandato c’era sempre un posticino di sottogoverno mentre la carriera scolastica scorreva regolarmente in termini economici alla barba di chi ogni giorno andava a scuola, spesso in sedi disagiate. Evidentemente ciò avveniva ed avviene in modo esponenziale nelle fabbriche e in tutti i campi di lavoro sindacalizzati.

E che dire del calcio. Non è possibile che i vari Mourinho, i Capello, i Totti guadagnino in un anno ciò che un mortale fantozzi non vedrà mai in tutta la sua vita. L’imposizione fiscale deve essere progressiva e chi più guadagna deve contribuire maggiormente alle spese sociali della propria comunità. Altrimenti sono soldi che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Carissimi, non è qualunquismo il mio, non intendo fare di tutta l’erba un fascio. So che vi sono tante persone che guadagnano e vivono onestamente ma sta sotto i nostri occhi anche la realtà di chi si arricchisce perché privilegiato, perché ha avuto la possibilità di inserirsi in certi circuiti dove si lavora poco e ci si arricchisce sproporzionatamente. Dobbiamo guardare in faccia alla realtà se vogliamo - e noi cristiani lo dobbiamo fare incominciando dal vescovo, dai sacerdoti e dai fedeli laici che costituiscono la Chiesa - seguire il messaggio di amore del Signore. Solo così si può operare quella conversione dei nostri cuori a cui ci esorta questo periodo di preparazione al Santo Natale .

Gesù è nato tra i poveri e la sua è stata l’esistenza di un povero.

Celebrare perciò il Natale di un povero con spese insulse, per “cose” inutili e a volte dannose, per vacanze che non ristorano, con sprechi di alimenti mentre milioni di uomini muoiono di fame solo perché nati in un parallelo diverso dal nostro e stritolati da ingranaggi industriali e commerciali imposti loro da chi può trarne profitto, è blasfemo.

La nascita di Gesù può essere ricordata con gioia solo da chi sa compiere scelte di solidarietà con i più poveri spogliandosi dei propri beni.

Solo in questo modo Gesù viene celebrato come Salvatore, come Colui che guida gli uomini a nuove forme di convivenza umana, di libertà dall’oppressione, di pace nella giustizia.

Buon Natale.

Il vostro vescovo Michele

domenica 14 dicembre 2008

AFRICA MISSION: cena di beneficenza

Cari amici,
vi segnalo l'annuale iniziativa che Africa Mission- sede di Bucciano promuove per la raccolta di fondi in favore delle attività svolte in terra africana (specialmnente costruzione di pozzi).
Questa è la mail inviatami da Peppe: se siete interessati a partecipare alla cena di beneficenza potete anche contattarmi attraverso questo blog ovvero il mio indirizzo e-mail: diego@ardiruggiero.it



Lunedì cinque gennaio 2009 cena di beneficenza al ristorante LA VIGNA di Bonea (Bn) via Vignale.
E' un'occasione per donarci un po del nostro stare insieme e soprattutto per raccogliere fondi per l'acqua in Karamoja.
Il costo del biglietto è di € 30,00.
Una quota va per la cena e l'altra per i pozzi.
Alla cena saranno presenti i responsabili nazionali e nostri confratelli nell'associazione delle sedi di Pesaro, Venezia e Treviso.
I biglietti sono disponibili contattando via mail sia me (peppe ciamobriello) che clemente e don antonio parrillo.

lunedì 1 dicembre 2008

AFRICA MISSION: un'idea per il natale

Vi segnalo questa iniziativa proposta dal mio carissimo amico Peppe, da poco tornato da un viaggio di 20 giorni in Africa (Uganda- Karamoja).
Peppe da anni è impegnato in Africa Mission, movimento ecclesiale voluto da don Vittorione, per portare un po di sollievo ai nostri fratelli che sono in Africa. Per farlo però c'è bisogno di aiuto anche economico.
In vista del Natale Peppe ci propone questa iniziativa.

Carissimo,

Sono stato a Piacenza per la elezione dei nuovi organi dirigenti
dell'associazione Africa Mission e garzie a Dio tuto è andato per il meglio.
Volevo chiederti di girare la notizia che in Karamoja tutto diventa più
complicato per le eccezionali condizioni atmosferiche negative e che quindi di
stima che nei prossimi gennaio e febbraio 2009 ci darà una grande carestia.
Noi ci stiamo attrezzando per organizzare gia dal 7 e 8 p.v dei mercatini di
artiginato ugandese da fare nelle varie comunità. Potrebbe essere un modo nuovo
di comunicare la gioia del Natale a quanti non sentono più la gratuità del dono
di questo Dio che si fà uomo per noi.
Nei giorni che ti ho detto abbiamo chiesto al Sindaco di S.Agata di goti di
autorizzarci a stare sotto i portici di S.agata per vendere artigianato
ugandese .
Potrebbe essere una buona idea da portare anche in qualche altra
parrocchia.
Abbracci
peppe

mercoledì 26 novembre 2008

La vittoria di Obama: tra svolte espocali e interessi di bottega.

LO SPUNTO:
In questo periodo sono successe due grossi avvenimenti: la grande crisi finanziaria e la svolta politica statunitense.
Dire che le due cose siano legate è evidente; d'altra parte Obama ha vinto anche perchè ha saputo spiegare bene le origini "politiche" di questa crisi.
Forse però la vera questione è un'altra ed ha radici molto più profonde, per così dire "culturali" in senso lato.
Sono ormai passati 20 anni dalla caduta del muro di Berlino.
Chi non ricorda il senso di liberazione e di speranza che animò quegli anni?
Tuttavia resta ancora nella mente la lettura che di quegli avvenimenti si è fatta nella prima metà degli anni novanta.
L'ANALISI:
Una poderosa macchina "culturale" si mosse allora per creare una opinione pubblica diffusa ovvero per dar voce a correnti fino ad allora oggettivamente minoritarie in ambito culturale.
Negli anni immediatamente successivi al 1989 alcuni lavori di studiosi segnarono fortemente la lettura degli avvenimenti appena vissuti.
Li cito.

Francis Fukuyama pubblicò il famoso libro "La fine della storia e l'ultimo uomo": tesi principale del libro era che la storia avesse un fine unidirezionale e che la caduta del muro confermasse tale fine rivolto essenzialmente a conformare il mondo ai principi della democrazia liberale; corollario non indifferente era anche, non si sa perchè, l'esaltazione del libero mercato in materia economica.

Parimenti nello stesso periodo un altro studioso, Eric Hobsbawm, pubblicava "Il secolo breve", che, aldilà di tante giuste analisi, servì a tanti per giustificare la svolta "epocale" segnata dalla caduta del muro.

Infine Samuel Huntington pubblicava "Lo scontro di civiltà" la cui tesi principale è che i nuovi conflitti saranno dovuti a scontri culturali (es. islam-cristianesimo), spostando l'accento sul senso di insicurezza degli occidentali e chiamandoli ad una sorta di ritorno forte all'identità segnata, ancora una volta non si sa perchè, dai principi del liberalismo politico ed economico.

Tale opera di costruzione di una opinione pubblica diffusa si accompagnò con la totale reiezione delle posizioni differenti sul piano politico-economico, genericamente qualificate come socialdemocratiche (=inconcludente!) ovvero comuniste (=totalitario!) o assistenzialiste.

A questo si aggiunga la generale retorica della vittoria dell'"impero del bene" raeganiano contro quello del male (retorica cara all'ultimo Bush) e la sopravvalutazione eccessiva dell'apporto del papa polacco per la caduta del comunismo nell'est europeo.
Per inciso e per chiarire, visto che ho toccato un argomento molto caro a noi cattolici: nessuno può disconoscere l'influenza di Giovanni Paolo II sulle vicende polacche, tuttavia oggettivamente si deve ammettere che tale influenza fu indiretta e sostanzialmente irrilevante sul resto degli altri paesi dell'est europeo. Tanto è vero che nel corso degli anni successivi non abbiamo potuto osservare il dispiegarsi di questa presunta diretta influenza, neanche nei rapporti con la chiesa ortodossa.

In sostanza la lettura che prevalse di quegli avvenimenti fu fortemnente unilaterale, priva di reale senso critico in quanto si faceva coincidere la caduta del muro con la vittoria di un sistema politico-economico: quello occidentale nella declinazione anglosassone e specificamente statunitense.
Si arrivò così a creare l'opinione diffusa che la svolta epocale vissuta da poco fosse dovuta alla implicita "superiorità" dei valori delle moderne liberaldemocrazie, superiorità testimoniata anche con apporti etici vibranti (Papa, Raegan): in sostanza l'occidente avrebbe vinto perchè portatore di valori superiori ed universali frutto dell'elaborazione totalizzante fattane dal sistema politico-economico occidentale.
Naturalmente non è stato così, perchè i valori universali sono frutto dell'elaborazione di tutte le culture. ( i saggi di Amartya Sen ci fanno luce su questo).
Inoltre oggi possiamo ben affermare che il comunismo è caduto perchè era un sistema che non poteva reggersi andando contro l'uomo, contro la persona e la sua libertà:il comunismo totalitario non è esploso, è semplicemente (e naturalmente) imploso.
Pare proprio che la maggior causa efficiente di questo grande rivolgimento storico, anche se non unica, è stato lo stile di vita occidentale: ad ovest si stava semplicemente meglio che ad est.
Tutti gli eventi successivi all'89 caratterizzati dalla "corsa all'occidentalizzazione e ad un benessere economico fine a se stesso" (la russia degli oligarchi, putin, la locomotiva cinese, ecc...) stanno a dimostrare ancora oggi questa lettura degli avvenimenti degli ultimi 20 anni.

Tuttavia dopo l'89 dalle premesse errate menzionate (ha vinto l'occidente perchè portatore di valori superiori ed universali) si facevano discendere, e non si sa ancora perchè visto che il pluralismo delle visioni economiche continua a caratterizzare "le culture" (al plurale) occidentali, anche alcune conseguenze sul piano economico: il libero mercato è un bene assoluto per la crescita (anche su questa equazione "benessere=crescita della produzione=aumento consumi" ci sarebbe da discutere), le liberalizzazioni (rectius: cedere ricchi monopoli ai privati!) sono la panacea dei mali; lo Stato fa sempre male quando interviene in economia.
Sono solo alcuni assiomi di una visione economica liberista totalizzante che per anni non ha ammesso repliche, anche a sinistra.
Tutta una cultura si mise in moto: lo abbiamo visto con i nobel per l'economia; lo abbiamo visto con gli accordi Maastricht del 1992 improntati ad una ideologia mercatista, liberista e tecnocratica. Per anni in Italia lo stato ad esempio non è potuto intervenire nelle aree più svantaggiate a causa dei limiti del Trattato.
La politica della Fed per anni ha appoggiato la creazioni di strumenti finanziari astrusi. Bush ha completamente eliminato i controlli sulle grandi banche. La caduta del muro è stata utilizzata come "clava culturale2"per smantellare ogni visione di politica ed economia avversaria.
RISULTATO:
In questi anni i ricchi sono sempre diventati più ricchi sulle spalle dei poveri. L'economia si è retta sulla voglia di tutti di raggiungere il massimo, creando debito.
Mi chiedo se questa sia superiorità morale occidentale o semplice stupidità collettiva.
TORNIAMO ALL'INIZIO:
Ma ora è il tempo di ritornare all'inizio: la vittoria di Obama.
Come leggerla nell'ambito di una crisi finanziaria che trova radici anche "resa culturale ad un liberalismo-economico-senza-alternative" maturata negli ultimi anni?
In questo caso gli entusiasmi sono facili, tuttavia occorre fare i conti con la realtà.
Di Obama e del suo programma si sa poco. L'immagine di nuovo trasmessa e l'inconsistenza degli avversari hanno creato un vero e proprio mito.
Tre però sono gli elementi della vittoria di Obama che occorrerebbe sottolineare per riportarci alla realtà:

1) Obama deve la sua vittoria anche all'appoggio delle lobby che in questi anni hanno prosperato grazie alla visione economico politica che abbiamo analizzata. Mi/vi chiedo perchè lo appoggiano?
2) Obama si sta circondando di un entourage proveniente dalla vecchia amministrazione Clinton, quelli che nulla facero per contrastare la visione analizzata. Ci sarà un perchè?
3) Obama propaganda una visione etica "liberal", da noi sposata dai radicali. Siamo proprio di quell'idea?


Concludo questo ragionamento con un dubbio: forse qualche interesse delle solite botteghe in questa "svolta politica" continua a starci.
Per questo aspetterei prima di dirmi "obamiano".