giovedì 16 febbraio 2012

LETTERA APERTA A VITTORIO MESSORI

Caro Vittorio,

ti scrivo da fratello nella fede dalla piccola parrocchia italiana in cui sono da anni impegnato, anche se in fin dei conti ci separa un pò di età e, soprattutto, tanta  e diversa esperienza ecclesiale.
Tuttavia spero in un dialogo fraterno e caritatevole, se riterrai questa lettera aperta degna di risposta e di un po del tuo tempo prezioso.
Ho  letto con estremo interesse il tuo commento apparso sul Corriere della Sera nei giorni scorsi circa le “oscure cronache vaticane”.( http://www.et-et.it/articoli/2012/2012_02_13.html)
Non ho potuto fare a meno di condividere le tue puntuali valutazioni sugli aspetti organizzativi della curia romana e sugli aspetti morali che impongono una riscoperta del valore della fede.
Tuttavia mi ha lasciato pensare, e molto,  la valutazione da te espressa circa il fatto che “non dovrebbe scomporsi  più di tanto il cattolico che non solo conosca la storia della sua Chiesa ma che non sia dimentico degli avvertimenti del Vangelo. Questa Chiesa, cioè, è un campo dove buon grano e velenosa zizzania cresceranno sempre insieme; è una rete gettata a mare e nella quale convivranno sempre pesci buoni e cattivi. Parola di Gesù stesso, che esorta a non scandalizzarsi per questo e a non tentare neppure di dividere il sano dal guasto, riservando a sé questo compito nel giorno del Grande Giudizio”

Mi sono chiesto da credente se poi sia tanto vero che il cattolico formato non debba "scomporsi più di tanto"!

Caro Vittorio io, e penso tanti altri cattolici, vedendo queste “oscure cronache”, mi scompongo, eccome!
Anzi sono proprio fiero di scompormi oltre il limite di fronte ad uno scandalo simile!

Lasciamo stare le interpretazioni del Vangelo secondo cui, tra l’altro, grano e zizzania devono crescere insieme nel campo del mondo non nella Chiesa, e che certamente non merita di essere brandito come arma di discussione.
Sappiamo bene anche che è inutile stracciarsi le vesti di fronte a questo scandalo oscuro. D’altronde in questi casi, più che l’opinione di ciascuno, è importante in fin dei conti l’impegno personale del credente che vive ogni giorno il vangelo sulla propria pelle.
Però qui c’è in gioco tanto di più!
C’è in gioco la vita e la fede di tanti piccoli credenti che ogni giorno nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti affidano a Cristo, anche attraverso la Chiesa ed i suoi ministri, la propria vita.

Non sono d’accordo con questa atarassia un poco forzata, da te auspicata.
Tutto ciò che filtra dalle stanze curiali (regolamenti di conti, lotte di potere tra fazioni, appalti gonfiati, soldi facili ecc.) è francamente intollerabile e ingiustificabile.

Merita provvedimenti severissimi ed esemplari!
Merita un giudizio qui ed oggi da parte di chi ha la responsabilità di esprimerlo nella curia romana, non alla fine dei tempi.
Merita riprovazione e disgusto da parte di tutti i credenti!
Merita parole di fuoco, perchè oggi la parola pubblica nel dibattito ecclesiale è concessa a troppe poche persone ed è utilizzata da troppi per sterilizzare il dirompente messaggio evangelico, rendendo insipido ciò che non è né deve esserlo!

Questo sento di doverti rispettosamente dire.

sabato 7 gennaio 2012

Ho fatto il mio, il resto è di Dio.



In questo nuovo e “critico” anno ci sarà bisogno di tanti uomini forti, giusti, temperanti e prudenti, ma soprattutto pazienti, anzi “martiri della pazienza”, che sappiano sopportare e portare il peso della responsabilità, sentendosi parte del tutto e giocandosi nella speranza.
Uomini che sappiano manovrare all’unisono gli ingranaggi nella storia, senza pensare di risolvere in un solo colpo le situazioni o di fare chissà che cosa per uscire dalla crisi. In effetti questa è la nostra grande prova, oggi. 



Infatti siamo sempre tentati nel presumere che dalla crisi si esca grazie ad uomini "chiave", che abbiano ruoli risolutivi. Un po’ come sta capitando al povero governo Monti dal quale tutti sembrano aspettarsi chissà cosa! Sappiamo però che così non è! L'unico ruolo chiave nella storia, per chi crede, è di Dio. Il guaio è che a volte questi ruoli "chiave" vengono affidati ad alcuni da persone pazze (quelli che vengono considerati i potenti della terra), che non solo pensano che questi ruoli esistano, ma addirittura presumono di poterli distribuire. 
Si cade così in quelle che sono le vere criticità di questa epoca di crisi: l’efficientismo smodato che impone a tutti di essere efficienti per essere inutilmente efficaci; il decisionismo sterile secondo il quale basterebbe la semplice decisione dei più e/o dei pochi “scelti” a cambiare il corso di eventi molto complessi oppure, addirittura, le menti e i cuori di tutti; il conformismo mediocre di chi, sentendosi scelto, ha paura della propria indipendenza di giudizio e si adopera per soddisfare i superiori, credendo così di servire grandi progetti, mentre in realtà serve semplici uomini.
In fondo oggi è troppo comune pensare che la storia sia fatta da tanti piccoli uomini-colonna, i cosiddetti leader, che, scelti dal popolo e/o pre-scelti dai pochi, con il loro impegno sorreggono i destini del mondo e delle nazioni, un poco come le colonne posticce della Santa Chiesa, smascherate nella grotta deserta da Carlo Carretto. 
Il passo è semplice: da ingranaggi in movimento nella storia, da rotelline si diventa colonne! Alla fine puntuale arriva il ragionamento: se non mi impegno “io”, il mondo o quella situazione va a rotoli. Ci voglio “io” oppure (con umiltà...) “anche io”, per risolvere questa situazione, per uscire da questa crisi. 
Invece così non è, perché impegnarsi è importante, come ci ha ben ricordato Hessel nel suo libricino, però non è risolutivo. Si rischia sempre di trovarsi all’inizio come tanti gabbiani Jonathan pronti a spiccare il volo e alla fine come i tristi e miseri gabbiani "ipotetici” di Gaber, “senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si era rattrappito”.






Mi spiego meglio, aiutandomi con una figura di un vero “martire della pazienza”, Alcide De Gasperi.
De Gasperi era una persona di umili origini ma anche molto orgogliosa. Da giovane nel 1904 ebbe modo di scrivere al fratello Mario: “L’Orgoglio è anche il mio castigo!” Incontrò una persona che vide in lui doti non comuni, avendo poi anche il coraggio di valorizzarlo: il vescovo di Trento, Endrici, suo grande elettore in un sistema elettorale ancora censuario.

Il giovane De Gasperi, grazie alle sue doti ed alla possibilità offertagli, divenne così una colonna del cattolicesimo politico nel parlamento austro-ungarico. Si impegnò con vera passione nella stagione che vide la nascita dei partiti di massa. Fece carriera. Fece risultati. Divenne segretario del partito popolare italiano.
Tuttavia di fronte al fascismo, di fronte ad un re ormai deciso verso il totalitarismo, questa orgogliosa colonna scoprì il suo essere solo una rotellina e fallì. Subì l'onta dello scioglimento del suo partito. Rimase senza sostentamento economico. Subì il carcere, la malattia. Lui, orgoglioso, fu costretto a mendicare qualche aiuto per sé e la sua famiglia. Con l’aiuto di qualche amico compassionevole, venne relegato in una biblioteca, tuttavia continuava ad essere isolato dai potenti, artefici del concordato.
Eppure da quel fallimento, da quella crisi, da quel ventennio di amarezza, nacque il grande statista che alla conferenza di Parigi del 1946 prese la parola sentendo: "che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me".

Nel 1943 era ancora pronto ad impegnarsi e a spiccare il volo, questa volta non da colonna ma da rotella. Ancora oggi non sappiamo se poi "Le idee ricostruttive della democrazia cristiana" siano state scritte proprio da lui! Sappiamo però che De Gasperi, appena la storia gliene ri-diede possibilità si fece trovare pronto con immutata passione e si mise al servizio di un processo politico, coinvolse i giovani di Camaldoli, riuscì a condurli “alla stanga”, sopportò critiche anche ingiuste da persone appassionate, intelligenti ed acute, insomma guidò un processo politico: nacque l’irripetibile esperienza della Democrazia Cristiana. In un decennio l'Italia si risollevò dalla crisi.

Si dice che De Gasperi andasse in giro con "L'Imitazione di Cristo" nella giacca. Francamente spero che un giorno lo facciano santo. Forse forzo un poco, però mi piace pensare che una persona così avesse questo motto: "Ho fatto il mio, il resto è di Dio".
Un buon motto per iniziare con pazienza questo nuovo anno. Buon 2012 di amore paziente a tutti!

martedì 13 dicembre 2011

Cinquatanni fa...il Concilio!


Il prossimo Natale, mentre metteremo il bambinello nei nostri presepi, cadrà anche il cinquantesimo anniversario della convocazione del Concilio Vaticano II.
L'occasione torna utile per una breve riflessione "conciliare"!
In effetti ancora oggi dopo tanti anni il Concilio fa discutere, a volte anche animatamente, dotti e sapienti tra opposte ermeneutiche e letture.
Per tanti il Concilio può apparire come un richiamo stereotipato, un evento lontano, il frutto di una determinata e circoscritta temperie culturale. Per alcuni può diventare un evento da annacquare e de-pontenziare nella sua portata profetica nel nome della continuità della Tradizione. Per altri ancora può ridursi ad un evento da esaltare in vista di altri concili e di nuovi aggiornamenti.
Beh io, classe '75, sono un figlio del post-concilio e la Chiesa pre-conciliare non posso affatto ricordarla, e forse solo per questo dato "anagrafico" sono immune/disinteressato a queste letture. Mi sforzo con semplcità e gratitudine di vivere la mia Chiesa nell'oggi, ed è bene così!
In fondo è confortante sapere che la Chiesa è bella così com'è, con pregi e difetti, grano e zizzania, perché il Maestro l'ha voluta proprio così, riservandosi alla fine il giudizio sugli uomini che l'hanno vissuta e interpretata, e questo al di là di concili ed ermeneutiche! Magari, dopo tutto questo discutere e discettare, un giorno ci troveremo sommersi dalle risa di Dio che ci misurerà sulla larghezza del cuore e non sulla sapienza dei ragionamenti o sulla conoscenza dei documenti.
Per questo sono convinto che il Concilio e i suoi documenti sono ancora vivi e vivificanti solo nella misura in cui riescano ad interpellare ancora oggi i non esperti, i non addetti ai lavori, insomma i cattolici "normali", quelli che bazzicano più o meno regolarmente le nostre chiese e sono a digiuno di teologia ed ecclesialese. Cosa che a me è capitata di recente.
Vado al sodo
Nelle scorse settimana, insieme ad alcuni amici, mi sono imbattuto in un passo della Gaudium ed Spes. Lo riporto: "Stando così le cose, il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell'odio. Inoltre l'uomo prende coscienza che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli" (GS n°9)
Con questi amici, per la verità tutti sessantenni e quindi ai tempi del Concilio giovanissimi quindicenni/ventenni, ne è nata una interessante e a tratti sorprendente discussione sul solco dei ricordi personali e delle grandi aspettative della storia.
Beh...  pongo anche qui, alcune delle domande che spontaneamente ci siamo posti insieme a loro, sperando di sollecitare ulteriori riflessioni.
Quale miglior modo per celebrare degnamente quest'anniversario conciliare in questo tempo di Avvento!?
Ecco le domande:
A cinquant'anni dal Concilio il mondo quale strada ha preso?
Ha scelto la schiavitù o la libertà?
Il progresso o il regresso?
La fraternità o l'odio?
Il mondo, l'uomo è rimasto allo stesso punto di allora?
Sono grandi domande ma cercare di rispondere potrebbe risultare un buon esercizio per leggere i segni dei tempi e disporsi nella speranza e nella gioia a quel "martirio della pazienza" a cui faceva riferimento, in un recente libro intervista, Loris Capovilla, il segretario di papa Giovanni XXIII.
D'altra parte la lettera di San Paolo che abbiamo letto nelle nostre assemblee durante la scorsa domenica d'avvento sembrava proprio un ottimo spunto per riflettere sul concilio celebrando quest'anniversario: "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono" (1 Ts 5, 19-21).
Buon cammino di avvento "conciliare".

lunedì 10 ottobre 2011

I cattolici di Todi

Francamente penso che a Todi, nell'imminente incontro promosso dal Forum del mondo del Lavoro, non accadrà nulla di politicamente eclatante!!!
Vista la caratura dei relatori si tratterà certamente di un momento alto di riflessione, ma sarà comunque la semplice tappa di un cammino comune dell'associazionismo cattolico centrato su disponibilità e reciproco ascolto.
Tuttavia i frutti di questo camminare non saranno nè di destra, nè di sinistra: men che meno un partito cattolico conservatore e moderato, come molti invocano.
Disse bene don Luigi Sturzo: un partito cattolico è una contraddizione di termini.
Un partito è parte, cattolico è invece universale. Può esistere una parte universale!?
Neanche la Dc fu partito cattolico, nemmeno il Partito Popolare. Voler schierare i cattolici in quanto tali a destra o a sinistra mi pare pertanto riduttivo della ricchezza e complessità del mondo cattolico radunato a Todi!
Il punto forse è un altro:  il consenso politico non è roba da “preti”, ma una specifica vocazione dei laici chiamati ad operare nel mondo. Ce lo ha insegnato il Concilio!
Per questo, al di là delle investiture più o meno esplicite dei vescovi, occorrerà capire se i laici che si spenderanno con il proprio nome e la propria faccia in questo “soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica” che nascerà a Todi, sapranno essere laici credibili e capaci di generare risposte autentiche ai bisogni del Paese.
In effetti la riunione di cento o duecento persone rappresentative dell'associazionismo cattolico è un fatto importante, ma politicamente non è dirimente.
Infatti, è bene ricordarlo a tutti, il consenso nelle urne lo danno gli elettori e non le gerarchie nè i rappresentanti delle associazioni riunite a Todi.
Anzi, in generale, il consenso più o meno esplicito delle gerarchie e/o dei rappresentanti dell'associazionismo non porta voti in più ad una qualsiasi proposta politica, mentre il dissenso di questi soggetti ha l’effetto sicuro ed opposto di togliere quel poco o tanto consenso che si crede di avere.
Conclusione:in Italia i cattolici è meglio averli per amici e non per nemici nell’agone elettorale, ma poi i voti sono il frutto della credibilità del progetto politico proposto e delle persone che lo incarnano.
Allora la domanda da porre non è dove si schiereranno i cattolici (destra,sinistra, centro,sopra,sotto?), nè se qualche vescovo pur autorevole persegua questa o quella strategia. 
La vera domanda a cui rispondere è un'altra: i cattolici di Todi sapranno leggere e intepretare il momento attuale del Paese e trovare delle risposte alla crisi che siano in futuro politicamente convincenti e spendibili? L'Italia, gli italiani si sentiranno letti, intepretati e raccontati dai cattolici di Todi?
Personalmente penso che su questo i cattolici italiani abbiano tanto da dire.
a presto






mercoledì 28 settembre 2011

Al di là dei pulpiti

Insomma! Pare proprio che i tempi siano maturi per "la nuova generazione di cattolici in politica"!
Da cattolico impegnato, oserei dire militante, e soprattutto appassionato al bene comune mi sento molto provocato da quest’appello. Ma queste sono buone intenzioni e sogni di uno dei tanti laici impegnati in una delle tante realtà ecclesiali italiane.
Infatti, come ebbe efficacemente a dire Romano Guardini, "davanti alla realtà non è bene fare come se essa non esistesse, perche essa si vendica".
Non c’è dubbio che la realtà dei partiti personali, con i quali "qui ed ora" la nuova generazione dovrà fare i conti, sia un contesto che esclude, chiude le porte, sopisce entusiasmi, relegando il valore della partecipazione democratica ad una pia intenzione intellettuale. Oggi conta il leader, mica il gruppo! Contano gli slogan, mica i ragionamenti articolati e complessi!
D'altra parte non può sfuggire come molti, dentro e fuori il contesto ecclesiale, tendano a ridurre questa nuova generazione ad un reggimento di soldatini etorodiretti, “ausiliari della Chiesa”.
Tuttavia se questa è la triste realtà che attende al varco la nuova generazione per consumare la propria vendetta, occorre ribadire la necessità per i cattolici di proiettarsi verso un "non ancora" che oggi non c'è ma che deve costituire l'orizzonte di una speranza praticabile nell’agire politico.
Qui sta il punto della nuova generazione tanto invocata: questa nuova generazione saprà essere fatta di uomini di speranza? Cosa significa oggi essere uomini di speranza in politica?
Ancora una volta mi lascio aiutare da Guardini e dal suo breve breviario spirituale che conclude il breve saggio sul “Potere”: "Agire con fiducia in libertà di spirito, al di là degli impedimenti interiori ed esteriori, al di sopra dell'egoismo, dell'ignavia, del rispetto umano, della viltà. Non qualcosa di programmatico, ma ciò che di volta in volta è giusto qui ed ora: Affermare una verità quando è il momento di farlo, anche se provoca contraddizione e risa...Assumere una responsabilità quando la coscienza dice che è doveroso farlo"
Si tratta di un piccolo programma di vita che forse nulla ha a che fare con programmi politici, strategie di posizionamento, partiti, forum o risposte concrete per l’oggi. Forse pare anche ad una distanza siderale dalla necessità di coniugare “etica sociale ed etica della vita”, invocata dai vescovi. Insomma è proprio un altro pianeta!
Tuttavia è un programma di vita che potrebbe essere utile nel temprare la nuova generazione di cattolici tanto invocata. Infatti uomini animati da una siffatta tempra morale/spirituale potrebbero sfuggire a quella che è la forte tentazione che in questi giorni attraversa il cattolicesimo italiano: il pulpito!
Quanti pulpiti in questi giorni si ergono nel pubblico dibattito a rivendicare una giusta diversità dei cattolici e a condannare l’attuale classe politica! Ciò è più che naturale! Ormai pare che si sia raschiato il fondo del barile della credibilità
Tuttavia simili giudizi sono francamente generalizzanti e coinvolgono persone, storie, contesti e (perché no!?) i sentimenti di chi in buona fede fino ad oggi “ha tirato la carretta”!
E’ troppo chiedere alla nuova generazione che verrà di essere umile viandante,compagno di strada che indica una via da seguire insieme dalla crisi della politica, come il viandante di Emmaus!?
Quale la direzione da indicare? Non mi sento all’altezza di dare una risposta, ma alcuni spunti da dibattere si!
Infatti la nuova generazione di cattolici non dovrebbe cercare leader o “federatori” ma farsi portatrice di una reale e concreta istanza di rinnovamento della politica fondata sul valore della partecipazione alla costruzione del bene comune; non dovrebbe accontentarsi di slogan, ma cercare la complessità dei ragionamenti perché complessa è la realtà da affrontare; non dovrebbe “pre-occuparsi” dell’efficacia del risultato delle propria azione politica, ma impegnarsi prima di tutto ad essere testimone credibile e autorevole di ciò che indica e predica; non dovrebbe ambire ai pulpiti, ma a stare in mezzo alla gente tra piazze e campanili. Insomma una nuova generazione che parte dal basso e dalla quotidianità!
Infine, come ci ricordava Guardini, dovrebbe “agire con fiducia in libertà di spirito al di là degli impedimenti interiori ed esteriori, al di sopra dell'egoismo, dell'ignavia, del rispetto umano, della viltà.
Sono solo semplici spunti che offro alla riflessione di tutti senza chiedere null’altro che un po’ della vostra attenzione che al termine di queste righe mi avrete prestato. Cordialmente!







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mercoledì 14 settembre 2011

Referendum? Ecco perchè!


Un governo che non governa la contingenza, ormai ostaggio della propria paralisi;
un ceto politico ingessato, asfitico, figlio di una stagione politica in declino;
la diffusa volontà  di partecipare, di rinnovare e di farsi sentire; l'assenza di  una visione di insieme del processo politico.
In questo panorama politico è entrata nel vivo la campagna di raccolta delle firme per l'abolizione della legge cd "Calderoli" che nel 2005 ha riformato la legge elettorale introducendo le liste bloccate e trasformando il Parlamento italiano in un’assemblea di nominati.
La campagna si chiuderà entro la fine del mese di settembre con l'obbiettivo di raccogliere le 500.000 firme indispensabili per celebrare il referendum nella primavera 2012.
Aderire o non aderire? Firmare o no?
La prima e naturale reazione a questa domanda è la solita: un altro referendum?!
Ebbene ci sono a volte alcune proposte politiche, alcune iniziative che inspiegabilmente diventano onda, valanga e movimento di opinione.
In sostanza segnano una svolta.
Aderire oggi a questa iniziativa referendaria vuol dire lavorare per la “svolta”, vuol dire osare il cambiamento.
Perché!?
Non si tratta di discettare sul sistema elettorale più adatto all’Italia, né tanto meno di rompere schemi di alleanze in vista delle imminenti elezioni
Infatti è sotto gli occhi di tutti che la legge “Calderoli” ha segnato il massimo apice ed il naturale epilogo di una politica (quella iniziata con le amministrative del 1993) gridata e imperniata sul carisma del leader fine a se stesso; di una politica dove ciò che conta è la fedeltà al capo al di là di ogni ragionevole dubbio; di una politica ormai degenerata in decisionismo sterile e privo di prospettiva.
Votare contro il cd Porcellum vuol dire quindi votare contro questa degenerazione della politica.
Vuol dire votare a favore di una politica dove i corpi collettivi  non siano asserviti alla volontà di uno solo, dove la partecipazione degli elettori ai processi politici sia la cifra dell’impegno dei leader, dove votare i nostri rappresentati politici è un serio esercizio di discernimento non delegato a quattro capi-bastone ma al popolo sovrano che sceglie chi meglio può rappresentarlo.
Per questo oggi è importante aderire alla proposta referendaria.
Vi invito a farlo.
Ad Airola saremo presenti con un banchetto domenica 18 settembre dalle ore 18:30 lungo c.so Montella.

lunedì 5 settembre 2011

la Crociata del Bene con la Forza degli Onesti

BELLO QUEST'ARTICOLO DEL CARDINALE MARTINI...


 
Quando ogni giorno apriamo i giornali o ascoltiamo le notizie del giornale radio o della televisione, ci sentiamo presi come da uno sgomento, vedendo come tanti principi di convivenza non sono più accettati. V orremmo che queste cose (comportamenti sociali amorali) non esistessero e che chi può esibire lo scoop più grave non venisse per questo premiato con vendite maggiorate. Una particolare causa di tristezza ci viene dalle notizie di sperpero del denaro pubblico. Vorremmo che finisse ogni ipocrisia o buonismo. In tutta questa materia affiora spesso la parola «etica», che appare come la spiaggia della salvezza. Se tutti i politici si attenessero ai grandi principi etici, come quello del primato del bene comune insieme con il rispetto dovuto ad ogni persona, molte cose non succederebbero né sarebbero successe. Ma al di là di tanto parlare, come si ottiene che un uomo si decida a camminare per i sentieri dell' etica, scelga la via del bene, soprattutto quando per essa deve rinunciare a qualche vantaggio o affrontare qualche perdita? Non pochi pensano che sia la Chiesa quella a cui tocca dare il segnale per la grande crociata del bene. Per questo sono doppiamente scandalizzati quando un rappresentante della Chiesa viene coinvolto in affari di dubbia consistenza morale. Ma la Chiesa non ha come suo primo dovere quello di sostenere il comportamento morale degli uomini. Essa deve soprattutto proclamare il Vangelo, che ci dice che Dio accoglie tutti gli uomini, nessuno escluso. Essa deve proclamare il Vangelo della misericordia senza badare a chi ne approfitta per i suoi comodi. Essa fornisce quel tanto di più che ci vuole per fare dell' uomo onesto uno che si ispiri alla povertà di Gesù. Se uno non lascia (almeno interiormente) tutto ciò che possiede non può essere discepolo del Cristo. Qui sta la differenza con tanti sostenitori di etiche di servizio. La Chiesa ritiene di dare con le parole anche la forza per metterle in pratica. Ciò non vuol dire che essa disprezzi l' etica, anzi, è molto preoccupata che l' etica sia ben conosciuta, anche nelle sue motivazioni profonde. Ma un uomo non si cambia a forza di prescrizioni etiche! Pensiamo alla discussione di san Paolo nella lettera ai Gàlati e ai Romani, dove la legge veniva dichiarata santa e buona, ma anche generatrice di peccato. La pura regola etica, non insegna come l' uomo può arrivare alla decisione di servire il bene comune. La forza che Dio dà è quella che fa veramente sussultare il cuore dell' uomo e lo dispone a quello spirito di povertà e rinuncia ad ogni interesse proprio che è la forza di tutti i leali servitori dello Stato, anzi di tutte le persone oneste. Carlo Maria Card. Martini RIPRODUZIONE RISERVATA



Martini Carlo Maria